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La Mafia Nigeriana


La Mafia Nigeriana
Badoo cult. Lagos, Nigeria

Organizzazioni criminali

Boko Haram Nigeria
Boko Haram Nigeria

 

L’ignoranza sul grande continente africano, il linguaggio utilizzato sui migranti e le migrazioni negli ultimi anni stanno spaventando l’Europa e fanno crescere razzismo e xenofobia.
Se da un lato è naturale per tutti gli esseri umani, da sempre e per le ragioni più diverse, muoversi senza distinzione di età, etnia, sesso e status sociale e, statene certi, continueranno a farlo, dall'altro questo sito vi offre un utile strumento per capire e vedere più chiaramente il fenomeno terrorismo, razzismo, migrazioni e cultura africana.

La propaganda di sinistra ciarla su una "mafia nigeriana" impegnata nella tratta delle donne di quel Paese in Europa (Sic!). Un traffico di esseri umani, di giovani e giovanissime ragazze africane, tenuto in piedi da organizzazioni criminali etniche e italiane e che sfruttano anche le debolezze del sistema di accoglienza, una rete transnazionale che genera guadagni vertiginosi, totalmente illegale, tanto che è difficile dire quante sono le ragazze sulla strade, "di sicuro decine di migliaia, fra 50 e 100 mila" (Sic!). La storia, con diverse varianti, è più o meno sempre la stessa. Sullo sfondo "le minacce alle famiglie delle prostitute, le torture in caso di ribellione, il rischio di lasciarci la vita" (Sic!).
Se l'Italia avesse militari degni di essere chiamati "protettori della patria", determinati avvenimenti non accadrebbero mai. Però la situazione è ben diversa: con delle forze armate composte di soldati "cerca-pane", il risultato è ovvio: un Paese allo sbando.
Al di là di detta propaganda, questi emeriti somari di sinistra non alludono a gruppi jihadisti Boko Haram o ad altre organizzazioni islamiche terroriste, bensì ad una non meglio identificata "mafia nigeriana", che in realtà si traduce nelle cosiddette "gang" costituite da un branco di "quattro cialtroni inebetiti".

Matteo Salvini e Silvia Romano
Matteo Salvini e Silvia Romano

 

Recentemente mi sono rivolto all'ex ministro Matteo Salvini scrivendo: "Mi domando: ma Lei dove prende le informazioni sui migranti ed i loro Paesi di provenienza in particolare quelli dell'Africa sub-sahariana? Forse da Mattarella, Zingaretti o da qualche suo collaboratore che l'Africa la vede dal balcone di casa sua.
Sarà perché è totalmente disinformato o mal informato, con la conseguenza che non ho mai sentito chiarire chi sono questi "disperati" o "morti di fame", li chiami come vuole, che raggiungono le coste europee con i barconi.
Rimango a sua disposizione o di un suo collaboratore (a patto che non sia un somaro oltre che un “intrattenitore” per “comari da cortile” che si avvale di quel fenomeno che in sociologia prende il nome di Argumentum ad Populum o, più volgarmente, Effetto Carrozzone), per i chiarimenti che Lei, nel merito, non ha mai dato o non ha voluto dare"
.
Ho anche offerto il mio aiuto a Enzo Romano, il padre di Silvia, la cooperante italiana rapita in Kenya, nella speranza che la figlia non abbia ancor smesso di chiedere aiuto.
Ma, mentre "il lumbard" ha preferito intrattenere le "comari" al talk show della D'Urso, "o' napulitan" è rimasto totalmente sordo, evidentemente avendo ricevuto "notizie incoraggianti" anche dall'attuale governo, tanto da non degnarsi neppure di rispondere con un semplice"No, grazie!"

La Mafia Nigeriana
Uno dei massacri in Nigeria ad opera dei Boko Haram
La Mafia Nigeriana
Una mamma col suo bebè. Massacro ad opera dei Boko Haram in Nigeria, 2.000 morti in un solo giorno

Milizie jihadiste in Africa
Milizie jihadiste in Africa

Il fenomeno terrorista dilaga a vista d’occhio, con l’aumento del 300% degli attacchi jihadisti realizzati fra il 2010 e il 2017 e con i Paesi coinvolti dal radicalismo islamico che sono raddoppiati. Nell'ultimo anno ci sono stati più di 10 mila morti per attacchi jihadisti.
Non è un fenomeno circoscritto, quindi. Il fenomeno attecchisce dove trova terreno fertile: e in Africa purtroppo ce n’è e anche molto. Povertà endemica, disoccupazione, governi inesistenti, corruzione, violenza, islamismo radicale in espansione, lotta fra potenze esterne, neo - colonialismo, tutti questi fattori incidono in maniera estremamente elevata sullo sviluppo del terrorismo. E lo si vede dal fatto che cresce nei numeri e nella pericolosità.

Questo problema nasce soprattutto dal fatto che il territorio africano è estremamente complesso. A tal punto che alleanze e guerre intestine allo jihadismo sono diverse rispetto al Medio Oriente. Esistono gruppi di miliziani che combattono senza un preciso connotato ideologico ma si uniscono alle grandi sigle del terrore perché l’affiliazione permette loro di ricevere un maggiore prestigio, ma anche protezione internazionale.
L’islamismo si sta radicando, ma con esso anche le diverse visioni che hanno i gruppi terroristi sul ruolo dell’utilizzo della violenza. Al Qaeda e Daesh, ad esempio, hanno una connotazione molto diversa sotto il profilo strategico. Esistono poi formazioni violente endemiche come Al Shabaab nel Corno d’Africa e Boko Haram in Nigeria che, pur con alcune affiliazioni alle grandi organizzazioni terroriste, si muovono su binari autonomi e difficilmente catalogabili. E anche le diverse aree, le differenti culture, i diversi livelli di presenza dello Stato caratterizzano, su base regionale, i vari terrorismi.
Al Qaeda, ad esempio, ha una sua succursale nel Magreb, Aqim, che è particolarmente importante, per quanto se ne parli poco. Lo Stato islamico ha una sua provincia in Africa occidentale a cui si è unito Boko Haram, uno dei più violenti e pericolosi gruppi jihadisti che insanguinano da anni la Nigeria e i Paesi limitrofi. Un’organizzazione che nata nel 2002 per imporre la sharia in un’area specifica della Nigeria, è diventata nel tempo una vera e propria potenza terrorista che destabilizza l’intera regione. E queste due organizzazioni hanno spesso unito le loro forze.
In tutto questo caos del terrore, naturalmente giocano un ruolo fondamentale le varie potenze che hanno messo gli occhi sull'Africa. Cina, Russia, Stati Uniti, Paesi europei, ma anche le monarchie del Golfo e la Turchia, hanno da tempo attivato le proprie forze per prendere il controllo dei diversi Stati africani.
E il terrorismo è spesso utilizzato come arma o di dissuasione nei confronti dei nemici o come vera e propria arma offensiva. Un esempio arriva proprio dalla Somalia, dove gli attentati di Mogadiscio sono arrivati in un momento in cui Turchia ed Emirati Arabi Uniti lottavano in maniera anche abbastanza feroce per avere il sopravvento sui governi locali e nazionali.
Un terrorismo violento, subdolo ed in espansione, che rappresenta un pericolo anche per l’Europa. In Libia, lo jihadismo è un problema che ancora non è stato risolto. Al Qaeda nel Magreb estende le sue ramificazioni. E le rotte dei migranti aiutano il trasferimento di jihadisti e potenziali jihadisti nel cuore del continente europeo.


Membro della banda di Badoo ha ricevuto giustizia da una folla inferocita che lo ha linciato e bruciato vivo
Membro della banda di Badoo ha ricevuto giustizia da una folla inferocita che lo ha linciato e bruciato vivo

 

Le bande nigeriane hanno una reputazione che proviene dalle sale universitarie degli Stati Uniti, ma in Nigeria sono famose per spargimenti di sangue ed atti di violenza estrema.

Alcuni di questi gruppi sono andati quasi altrettanto rapidamente come sono venuti, mentre altri hanno terrorizzato e continuano a terrorizzare intere città tanto da ispirare la creazione di gruppi di vigilanza per frenare i loro eccessi.

Cinque gang e confraternite che terrorizzano i nigeriani

Un membro del culto Badoo catturato dalla folla per possesso di testa umana
Un membro del culto Badoo catturato dalla folla per possesso di testa umana

Badoo

Il gruppo rituale più famigerato in questa lista. Nell'ultimo anno circa, il gruppo ha terrorizzato i residenti lungo la laguna di Lagos.

I suoi membri irrompono in case o luoghi di culto e uccidono selvaggiamente chiunque gli si presenti spaccando loro la testa con dei pestelli.

 

Icelanders (German)

Il sud della Nigeria ha una reputazione poco raccomandabile per le attività di confraternite illegali. Nella zona del Delta del Niger il fenomeno è penetrato nella vita di tutti i giorni delle comunità residenziali in cui i bambini vengono educati fin da piccoli.
Sono criminali incalliti e reclutano persone alla disperazione e potenzialmente idonee a condurre una vita criminale.
Fin dagli inizi, gli adepti della confraternita hanno terrorizzato i residenti nelle aree in cui la ricchezza di petrolio è ampiamente segregata.
I seguaci della setta si occupano di omicidi retribuiti, rapimenti, stoccaggio di petrolio e attività simili.

 

Outlaws (Fuorilegge)

Gli Outlaws sono un altro prodotto del sud del Paese. Il gruppo si separò dagli Icelanders all'inizio degli anni 2000 dopo una rissa tra i leader del gruppo per il potere. Non appena divennero un'entità separata, iniziarono ad affermare la loro presenza con ondate di violenza estrema. Come il loro gruppo genitore, gli Outlaws sono fortemente coinvolti in rapimenti, bunkeraggi di petrolio, omicidi e brigantaggio politico.

 

One Million Boys (Un Milione di Ragazzi)

Uno degli aspetti più tristi della violenza di strada in Nigeria è il modo in cui i giovani ragazzi sono stati coinvolti, formando gruppi armati.
Uno di questi è One Million Boys, il nome in codice di una banda nota per le sue famigerate attività di rapina intorno a Lagos e nelle città circostanti.
Il gruppo è stato formato ad Ajegunle da un gruppo di circa 20 ragazzi che hanno cercato di "rappresentare" le loro comunità. Ad un certo punto, gli obiettivi del gruppo si sono spostati in attività di rapina, stupro e mutilazioni.
Il 9 ottobre 2012, circa 130 membri sospetti del gruppo sono stati arrestati dal comando della polizia di stato di Lagos durante un raid intorno ad Apapa e Ajegunle . Questo raid ha segnato l'inizio della fine del gruppo.
Tuttavia, nel 2015, hanno dovuto affrontare una nuova minaccia: i Philistines.

 

Philistines (Filistei)

Una banda di giovani, con un'età compresa tra i 14 e i 19 anni, ha iniziato a terrorizzare le comunità.
I residenti credono che il gruppo si sia formato nella Angus Comprehensive High School e nella Somolu High School sulla base della fedeltà della strada.
Laddove la forza fisica ha fallito, il gruppo ha spostato la forza nei numeri. I ragazzi hanno operato sfilando per le strade di notte in gruppi fino a 50 alla volta.
I passanti sfortunati sarebbero stati derubati, violentati e accoltellati, spesso con ferite molto gravi. Dopo che il gruppo divenne una minaccia, la polizia intervenne.
Alcuni dei ragazzi sono stati uccisi durante gli scontri con la polizia, altri sono stati arrestati. Da allora il gruppo è diventato silenzioso, sebbene altri ragazzi siano passati ad altri gruppi.

Per saperne di più leggi: Confraternite nigeriane

Impressioni

Famosi gangster Badoo, catturati dopo aver ucciso una famiglia di quattro persone, linciati a morte dalla folla
Famosi gangster Badoo, catturati dopo aver ucciso una famiglia di quattro persone, linciati a morte dalla folla

 

 

La brutale giustizia dell'uomo tribale applicata in un maledetto luogo senza legge.
Giustizia che purtroppo molto spesso si rivela la migliore per coloro che stuprano bambini e le loro madri per poi massacrarli a colpi di macete. E se le donne sono incinte, estirpano il feto dal loro ventre.
Sappiate che solo a Lagos i Badoo si contano a centinaia!
E tu beota parli ancora di possibile integrazione?



La polizia nigeriana ha infatti segnalato l’incremento di violenze e di uccisioni legate a rituali sacrificali di tipo magico e tradizionale.

In epoca recente l'area è soggetta ad una sorta di autogoverno, data la presenza estremamente ridotta di rappresentanti del governo ufficiale nell'area, e sono gli "area boys" a garantire il servizio di sorveglianza nella zona.

Uno stupratore Badoo bruciato vivo a Ikorodu, una città lungo la laguna di Lagos, per aver violentato una bambina di 8 anni
Uno stupratore Badoo bruciato vivo a Ikorodu, una città lungo la laguna di Lagos, per aver violentato una bambina di 8 anni

 

Molti giovani nigeriani sono disillusi e cinici nei confronti della politica e cercano disperatamente una vita migliore oggi, non domani. Per tali giovani, i dividendi della democrazia hanno finora dimostrato di essere illusioni. Le confraternite, che offrono un senso deformato di identità, scopo e missione sono un prezzo da pagare per il fallimento a livello nazionale.
Le confraternite vengono create e crescono, principalmente a causa di una combinazione di fattori economici e socio-politici e dell'aumento del tasso di disoccupazione. La Nigeria ha ignorato lo studio di questi gruppi per troppo tempo e ora rappresentano un vero pericolo per la società.

Come è stato dimostrato nel delta del Niger e in alcune parti di Lagos, man mano che le bande crescono in statura, organizzazione e raffinatezza, spesso cercheranno influenza politica. L'accesso agli interessi politici consentirà loro di accedere a reti di patrocinio e riserve di denaro contante, con le quali possono acquistare ancora più influenza e assumere più membri. Se queste confraternite vengono istituzionalizzate, è improbabile che svaniscano e diventino più difficili da sradicare.
Sebbene non sia chiaro se Badoo percorrerà quel venerato percorso di crescita evolutiva associato a tali gruppi del suo genere in Nigeria, la possibilità di un altro gruppo ben oliato armato di denaro, armi e un obiettivo politico ai margini di un centro nevralgico economico del Paese dovrebbe allarmare osservatori, responsabili politici, investitori e cittadini comuni. A quel punto, sarà più pragmatico per loro diventare partner.


Bambino di 7 anni catturato, picchiato e bruciato vivo per furto nello stato di Lagos
Bambino di 7 anni catturato, picchiato e bruciato vivo per furto nello stato di Lagos

 

Questo è purtroppo il futuro, se il numero crescente di gruppi di confraternite, e le loro cause profonde, non vengono studiati, compresi e affrontati. Nessuno sta offrendo alla Nigeria un'altra opportunità per imparare a gestire correttamente una potenziale insicurezza.
La giustizia della giungla è diventata molto comune nella maggior parte delle principali città della Nigeria, in particolare nello Stato di Lagos.

Sebbene le persone siano state costrette a prendere in mano la situazione perché non si può fidare del sistema per fornire giustizia, in molti casi la gente ha inferto punizioni per i trasgressori che superano di gran lunga le loro offese.

Ciò è dimostrato dal fatto che un bambino di 7 anni è stato picchiato e bruciato vivo nell'area di Badagry a Lagos per aver tentato di rubare garri (manioca) da un negozio di commercianti.
Tutto questo è così inquietante!
Mi chiedo cosa sia una manciata di garri che giustifichi un tale atto barbaro ... . Mi chiedo come gli adulti che hanno figli abbiano potuto assistere al linciaggio a morte di un bambino senza cercare di impedirlo. Il cuore della "belva umana" è pericolosamente malvagio! Un bambino che ha solo fame!
Le autorità nigeriane hanno giustificato l'assassinio paventando che il ragazzo avesse ripetutamente derubato i residenti e le imprese locali e persino di aver minacciato di uccidere delle persone (sic!).

Possiamo in definitiva affermare che i nigeriani hanno perso tutto ciò che restava della loro capacità di entrare in empatia con gli altri!
E tu beota parli ancora di "possibile integrazione"?

Gli abitanti della Nigeria sfiorano i 200 milioni rendendola la più popolosa Nazione Africana. Ha immense risorse minerarie ed è il primo fornitore di petrolio del continente. Sembra impossibile che il governo non sia ancora riuscito a promuovere l’istruzione e la sensibilità verso regole di civile convivenza che ispirino rispetto verso i più basilari diritti umani.
Ma non preoccupatevi... ci penserà Mattarella!

Leggi: Italia un Paese in balia della deriva del sudiciume


La "terribile" minaccia dei clandestini:

""Dateci più soldi o vi decapitiamo!"

Dateci più soldi o vi decapitiamo!

La risposta:


Mercato nigeriano a Lagos
Mercato nigeriano a Lagos

28 Gennaio 2019
Il governo nigeriano ha aumentato il salario minimo.
La retribuzione minima mensile nel paese africano più popoloso era pari a 18 mila Naira (poco meno di 44 euro). Ora passa da 44 a 66 euro.
Il nuovo salario, che deve ancora essere ratificato dal Parlamento, sarà rivedibile ogni cinque anni e applicabile sia al settore pubblico che a quello privato. Tuttavia, le imprese con meno di 25 dipendenti sono esentate dall'applicazione della nuova norma (sic!).
Il Paese è il più grande produttore di petrolio in Africa, ma la maggioranza degli oltre 200 milioni di nigeriani vive in povertà.

Quanto costa riempire il carrello della spesa ad Abuja (la capitale):
Una pagnotta di pane (250 g) = € 0,49
Una dozzina di uova = € 1,86
Un chilo di ali di pollo = € 4,97
1 kg di mele = € 4,04
Un litro di latte = € 1,71
1 kg di formaggio locale = € 6,34
Un chilo di lattuga = € 0,50
Un chilo di cipolle = € 0,99
1 kg di patate = € 2,64
1 kg di pomodori = € 2,69
1 kg di arance = € 2,81
Un chilogrammo di banane = € 1,24
Una bottiglia d'acqua da 1,5 l = € 0,37

Ristorazione
:
Bottiglia d'acqua (0,33 l) = € 0,25
Una bottiglia di vino senza alcool (sic!) = € 6,22
Un boccale di birra locale da 0,5 l = € 0,95
Bottiglia da 0,33 l di birra importata = € 1,41
Cibo per una persona in un ristorante economico = € 1,86
Pasto per due persone in un buon ristorante = € 19,89
Menu McDonald's = € 4,23
Caffè con latte in una caffetteria = € 1,50
Lattina di Coca Cola o Pepsi (0,33 l) = € 0,35
Abbigliamento:
Un paio di scarpe in pelle = € 87,03
Un paio di jeans = € 37,30
Abito estivo per donna = € 31,50
Un paio di scarpe da ginnastica Nike = € 58,43
Servizi:
Pagamento mensile di un asilo nido = € 186,49
Pagamento annuale di una scuola = € 1.947,82
Pagamento mensile per una palestra = € 46,62
Trasporto:
Biglietto di sola andata per i mezzi pubblici = € 0,68
Pass mensile di trasporto pubblico = € 34,81
Toyota Corolla 1.6 97kW = € 26.523,56
Volkswagen Golf 1.4 90KW Trendline = € 8.703,04
1 litro di benzina = € 0,36
Affitto:
Affitto mensile di un appartamento di 3 locali nel centro = € 1.897,62
Affitto mensile di un appartamento con 3 camere da letto in periferia = € 1.090,54
Varie:
Un biglietto per il cinema = € 3,73
Un pacchetto di 20 sigarette = € 1,24

 

Salario medio mensile:

In Nigeria il salario medio mensile supera di poco i 100 Euro.

Quanti soldi si spendono in media in un giorno ad Abuja?
Spesa a basso costo per persona = € 15,68
Spesa media a persona = € 44,39
Spesa per una famiglia con 1 bambino = € 84,11
Spesa per una famiglia con 3 bambini = € 133,87


Le rotte dei migranti
Le rotte dei migranti

Le rotte dei migranti verso l'Italia.

La maggior parte delle persone che giungono in Italia attraversando il Mediterraneo proviene dall'Africa sub-sahariana e ha alle spalle un lungo viaggio attraverso l’Africa, di cui la traversata è solo l’ultima tappa.

La rotta principale percorsa dai migranti dall'Africa occidentale passa attraverso il Niger e la Libia per poi arrivare in Italia attraverso il Canale di Sicilia (rotta occidentale-est).
Dal Senegal, Gambia, Guinea e Costa d’Avorio i migranti si spostano prima a Bamako, in Mali, per poi passare da Ouagadougou in Burkina Faso e raggiungere il Niger. Una via alternativa passa da Bamako a Gao, in Mali, per poi arrivare a Niamey, in Niger.
Molti nigeriani raggiungono il Niger attraverso Kano. Alcuni migranti provenienti dal Camerun attraversano il Ciad per raggiungere Madama in Niger e proseguire fino in Libia. Da Agadez a Sabah comincia un tratto di rotta nel deserto chiamato “la strada verso l’inferno”, che tutti i migranti sono costretti ad affrontare per raggiungere la Libia. La durata media del viaggio dal paese di origine è di venti mesi. Il tempo medio di permanenza in Libia è di 14 mesi.

La principale rotta dal Corno d’Africa passa attraverso il Sudan e la Libia per raggiungere l’Italia attraverso il canale di Sicilia (rotta orientale-centro). Dopo aver attraversato il confine tra Eritrea e Sudan, che è molto pericoloso, la maggior parte dei migranti raggiunge Kassala o il campo profughi di Shagrab in Sudan oppure il campo di Mai Aini in Etiopia. Una volta raggiunta Khartoum, i migranti attraversano il deserto verso la Libia con i pick-up. Un percorso alternativo e più breve attraverso il deserto parte dalla città di Dongola a nord di Khartoum.
Generalmente, un primo pick-up lascia i migranti al confine con la Libia, per poi tornare indietro verso Khartoum. I migranti vengono quindi fatti salire su un altro pick-up gestito dai trafficanti libici. Il costo del viaggio dal Sudan fino alla Libia varia da 1.000 a 1.500 dollari. La maggior parte dei migranti raggiunge poi Agedabia situata in Cirenaica, a pochi chilometri dalla costa mediterranea. Dal nord della Libia i migranti cercano di raggiungere la costa a Bengasi (nel nordest) oppure a Zuwara e Sabratha (a ovest di Tripoli e più vicine alla Sicilia) per poi imbarcarsi.
La durata media del viaggio dal paese di origine è di 15 mesi. Il tempo medio di permanenza in Libia per i migranti del Corno d’Africa (la maggior parte eritrei) è di tre mesi. L’Etiopia e il Sudan sono i paesi dove i migranti eritrei rimangono più a lungo. Le tratte sono gestite da intermediari e trafficanti. La somme pagate dai migranti per affrontare queste rotte, in genere più alte dal Corno d’Africa, possono variare. In Libia, Niger e Sudan i migranti rischiano di essere sequestrati e messi in carcere.

Mentre per i migranti provenienti dal Corno d’Africa, e in particolare dall'Eritrea, il motivo principale della fuga è il servizio militare obbligatorio a tempo indeterminato, un sistema a loro dire paragonabile ai lavori forzati, i fattori che spingono alla migrazione dai paesi dell’Africa sub-sahariana occidentale sono più eterogenei. Sempre a loro dire la prima causa è la persecuzione politica, mentre le motivazioni economiche sono alla base del viaggio solo per il 10 per cento.
Circa la prima la prima ipotesi va ricordato che costoro non vogliono neppur considerare un minimo cambiamento nel loro modo di vivere e di pensare, ma continuano pedissequamente a lamentare ingiustizie e soprusi da parte dei governanti da loro stessi eletti (sic!).
In conclusione: nessuna guerra, negazione del terrorismo e della criminalità!

Migranti in viaggio
Migranti in viaggio

Un posto su un barcone per raggiungere l’Italia dalla Libia costa 250 dollari e per chi porta quattro compagni di viaggio paganti, il posto è gratis.
Come per un’agenzia di viaggi.
Le donne incinte ed i minori presi per strada non paganti, sono un asso nella manica per i trafficanti in quanto fungono da attrattiva per le ONG e costituiscono per queste ultime il piatto più invitante di una più valida attività di disseminazione di idee e informazioni con lo scopo di indurre i "sepolcri imbiancati" a specifici atteggiamenti e azioni.
L'utilizzo di questi esseri umani sono il classico e pianificato metodo utilizzato da parte delle ONG come tecnica di persuasione per raggiungere specifici obiettivi atti a beneficiare le organizzazioni stesse e coloro che orchestrano questo "processo umanitario" inteso a conquistare il favore di un pubblico. Un'attività vecchia quanto l'uomo, presente in ogni tempo, luogo e dimensione sociale. Un pubblico che trasuda sentimenti di altruismo e sfoggia doti di grande umanità, bontà, fratellanza, sensibilità e carità, ma non certo quando a rimetterci sono proprio loro, o meglio le loro tasche!
Quindi non credete alle notizie inventate o distorte dalla propaganda di sinistra, oltre ai ciarlatani disinformati dei media televisivi e della carta stampata! L'antitesi è la pura e semplice conoscenza dei fatti nella loro completezza, della realtà nella sua interezza.

Le città della Libia nord occidentale, da dove parte la quasi totalità delle imbarcazioni dirette verso l’Italia, sono in mano a milizie che si arricchiscono anche con il traffico dei migranti. Non esistono vere cupole, non c’è un’unica mafia. A Sabratha (100 chilometri a ovest di Tripoli) ad esempio c’è una famiglia che comanda: i Dabbashi. Tra loro ci sono miliziani filo-Isis, ex ministri, ambasciatori, sindaci e trafficanti di uomini. Le loro relazioni toccano sia il governo di Tripoli, sia i suoi oppositori: il loro potere è forte e radicato. È frequente il caso di ex miliziani che così arrivano a ricoprire ruoli politici «ufficiali», con il beneplacito del governo.
Più a sud, invece, non esiste alcuna autorità. I migranti così finiscono nelle reti delle tribù beduine che li rivendono ad altri gruppi di miliziani. I soldi intascati vengono poi reinvestiti per l’acquisto di armi. Nella zona di confine con Niger e Ciad ci sono i Tebu, i Souleyman, i Tuareg.

Una volta finiti nelle mani dei miliziani, per i migranti non vi sono più certezze sul buon esito della loro traversata. Il riscatto di un migrante può costare anche diverse migliaia di dollari: fino a 10 mila dollari, stima l’OIM, l’agenzia ONU delle migrazioni. Spesso soldi che paga la famiglia, per chi può. Chi non li ha, è costretto a lavorare in condizioni di semi schiavitù per i propri carcerieri. A volte, invece, i migranti vengono semplicemente abbandonati in centri di detenzione senza legge e senza autorità. Il caos è tale che qualcuno vuole addirittura tornare ad Agadez, in Niger, il cuore della rotta occidentale, e abbandonare il viaggio verso l’Europa: il biglietto di ritorno dalla Libia al Niger costa 180 dollari.
Il viaggio nel deserto è pericoloso almeno quanto quello in mare. Ed è anche il più costoso: la rotta più economica è quella da Khartoum (Sudan) a Kufra (Libia sud occidentale) per cui ogni migrante spende mille euro. Da Agadez a Sebha, nel Fezzan libico, il prezzo arriva anche al doppio. Per gli eritrei e gli etiopi, poi, entrare in Libia è diventato proibitivo, anche in termini di economici. Così i trafficanti hanno aperto una nuova rotta verso l’Egitto. Da lì ci si imbarca per la Grecia o a volte fino all'Italia, al prezzo di circa 2 mila euro.
Per chi può pagare tutto subito, l’aereo è il mezzo migliore. Il costo varia dai 5 mila dollari circa per chi viaggia verso l’Italia via Turchia con passaporto e visto falso, fino ai 10 mila dollari per un viaggio dalla Nigeria, via Gran Bretagna, con visto falso.

Capita quasi sempre che prima di partire un migrante non abbia i 4 mila dollari per andare, ad esempio, dalla Somalia all'Italia. Così nelle grandi città di passaggio (Khartoum, Addis Abeba, Tripoli) il migrante è costretto a lavorare per paghe da fame per finanziarsi il prosieguo del viaggio. La media della durata del viaggio per raggiungere le coste europee è di quasi quattro anni: un viaggio che in tutto costa quasi 5 mila dollari.

Conclusioni

Inquinamento da petrolio nel Delta del Niger
Inquinamento da petrolio nel Delta del Niger

 

 

Le rinnovo pertanto, caro Matteo Salvini, la serie di domande fatte in precedenza e riproposte in questo post.
Le rammento che il suo slogan "Prima gli italiani" si presta molto più a "Primi gli italiani", e mi riferisco all'epoca coloniale quando i suoi connazionali persero inoltre (o forse è meglio dire non solo) l'uso del pollice opponibile, già all'epoca abbondantemente limitato.


"Italiani, brava gente!" (sic!)
"Primi ed unici" ad usare armi chimiche in Africa!

Vedi: "Un triste primato tutto italiano".
La guerra d’Etiopia fu per l’Italia la vergognosa guerra del gas, la guerra del colonialismo più becero, dei crimini più efferati.

Con l'odierno neo-colonialismo non andiamo certo meglio.
In Nigeria, visto che di questo Paese stiamo al momento parlando, la compagnia petrolifera italiana ENI è stata messa di fronte alle sue gravi responsabilità per il devastante inquinamento e deturpamento di un territorio immenso con incalcolabili danni alle popolazioni.
3.545 ricercatori specializzati di 142 Paesi, soprattutto Francia, Olanda, Nigeria, Regno Unito e Svezia hanno portato avanti un’investigazione sul catastrofico e sconvolgente inquinamento nel Delta del Niger causato dalle fuoriuscite di petrolio dai pozzi e oleodotti nell'ex colonia britannica.
Il paese è estremamente ricco in petrolio e gas, essendo il primo produttore di petrolio africano e il dodicesimo al mondo. Produce oltre due milioni e trecentomila barili al giorno, quasi il consumo giornaliero della Germania (due milioni e quattrocentomila), che coprono il 95% delle esportazioni del paese e il 65% del bilancio nazionale. Cifre notevoli, se si pensa che la Nigeria ha da poco sorpassato il Sud Africa, diventando la più grande economia africana.
Prosperità però non sempre significa stabilità. Sin dalle prime esplorazioni petrolifere il Paese è infatti al centro di uno sfruttamento indiscriminato che lo ha reso vittima di quello che è probabilmente il più grande disastro ambientale della storia.
In Nigeria si registrano sversamenti di petrolio per oltre 150 mila barili ogni anno che corrispondono ad oltre 20 milioni di litri di greggio, di cui il 70% mai recuperato. Il petrolio ha invaso oltre quarantamila km² di foresta vergine, mangrovie e corsi d’acqua, rendendo impossibili agricoltura, pesca e allevamento nel delta del Niger, una regione conosciuta per la sua fertilità.
L’agricoltura tuttora impiega il 90% della popolazione nigeriana. Il gas flaring, ossia la combustione del gas naturale derivato dall'estrazione del petrolio, provoca piogge acide che, insieme ai sedimenti di petrolio, aumentano ulteriormente la sterilità del terreno e minano la salute della popolazione. Tutto questo in una regione che ospita più di trentacinque milioni di persone, e dove l’aspettativa di vita per gli uomini è di quarantacinque anni.
Secondo l’industria petrolifera la maggior parte delle perdite sono causate da furti della popolazione. Di fatto attribuire le perdita di petrolio a un furto evita alle compagnie di pagare i risarcimenti alle centinaia di comunità colpite dal disastro ambientale.
Prima di tutti alle industrie petrolifere, tra cui primeggia l'ENI, la colpa del disastro ambientale, a causa di oleodotti progettati in maniera non adeguata al territorio, manutenzione scarsa, sostituzione delle vecchie infrastrutture praticamente nulla, una mancanza totale di standard internazionali nell'estrazione, attività di esplorazione invasive e condotte senza attenzione alla distribuzione della popolazione sul territorio e con la connivenza di un governo tra i trenta più corrotti al mondo.
Un disastro ambientale aggravato dal land grabbing, la sottrazione di terre per le attività di estrazione, la frammentazione etnica e l'iniquità sociale che ha come risultato, nella Nigeria ricca di energia, un consumo medio di elettricità pro capite di 149 KWh, quando in Italia ne consumiamo circa 5.500 e il 63% della popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno. La reazione della popolazione nigeriana a questo disastro mostra venticinque anni di anarchia e guerra civile che coinvolgono il governo, le compagnie petrolifere, con i loro servizi di sicurezza, e i movimenti armati. Gruppi armati eterogenei e dalla composizione poco chiara: ufficialmente, organizzazioni con l’obiettivo di emancipare la regione dallo sfruttamento delle compagnie petrolifere. Rapimenti, sabotaggi e attentati sono i loro strumenti. Inoltre la corruzione diffusa del governo e la connivenza con le compagnie petrolifere, mostra il fianco a chi vorrebbe fondare uno stato indipendente, islamico, nel nord del paese.

Sulla base di quanto detto non si può pensare di fare politica internazionale e tenere separata la questione delle risorse dei vari Paesi come faccende riservate dei governi e delle compagnie interessate. Non si può sperare di combattere il terrorismo fornendogli terreno fertile in ogni dove. Il problema è che, a fronte di questo far finta di non capire, i nigeriani vivono in uno sfondo di violenza generalizzata con un totale di ventimila morti violente oltre a quindicimila tra altri attentati, pirateria e criminalità organizzata.
L'unico risultato per gli stranieri è stato quello di ricevere un inequivocabile avvertimento: “Deve essere chiaro che il governo nigeriano non può proteggere voi o i vostri beni. Lasciate la nostra terra finché potete o moriteci!".

Così deve essere chiaro che l'Africa, specie quella sub-sahariana, non è per tutti ed ancor più non è comprensibile a tutti.
Dalla lettera di un amico in Africa: "Sono stato catapultato in questa terra ma faccio fatica a raccapezzarci qualcosa, che significato hanno questi luoghi assurdi? Cosa nascondono questi volti misteriosi? Un mondo finora solo immaginato si apre davanti ai miei occhi e mi chiede di essere ascoltato, di essere compreso nelle sue differenze e nei suoi paradossi.
Sono un piccolo alieno bianco sbarcato da lontano che ignora totalmente quello che lo circonda, così non mi resta che curiosare in giro, cercare delle risposte, imparare, sbagliare, ipotizzare, dubitare, criticare, trarre delle conclusioni per poi contrastarle tutte nel giro di qualche minuto. Ma ciò che preferisco fare la maggior parte delle volte è starmene semplicemente seduto in disparte a osservare discretamente quello che succede.
Pagine e pagine di inchiostro si stanno accumulando nel mio diario senza trovare una via d’uscita, sono intrappolato in un labirinto di stimoli culturali che si sbattono contro la mia faccia come grandissimi punti interrogativi. Non trovo risposte adatte a spiegare tutto questo, mi chiedo come sia possibile che tanto splendore e tante sciagure riescano a convivere nel medesimo istante. Sono un osservatore inerme senza soluzioni e senza pretese, scatto qualche foto, prendo nota, continuo a camminare... .
Ho capito che non esiste nient’altro al mondo come l’esperienza personale vissuta sulla propria pelle in grado di esprimere con tanta chiarezza una certa realtà del mondo, tutti quei documentari e articoli preparatori si sono rivelati pressoché inutili. Ho capito che alcune realtà si muovono in un’altra direzione rispetto la mia, talvolta opposta, ed è bello trovare ogni tanto un incrocio, un punto in comune che mi permette di affermare con certezza che siamo allo stesso tempo tutti uguali e tutti diversi.
Ma la cosa più strana che ho capito è questa, vedere il mondo secondo un’altra angolatura è il solo modo a mia disposizione per vedere me stesso riflesso allo specchio. Forse per me è ancora troppo presto per penetrare nel fondo delle viscere tortuose dell’Africa ma grazie a tutto ciò sto scoprendo la mia di identità, sto scoprendo chi sono e da dove vengo, troppo spesso l’ho dato per scontato!"

"Aiutiamoli a casa loro", ma non certo col denaro a pioggia, né col potere economico lasciato nelle mani di dittatori e corrotti.
Gli africani non devono abbandonare l'Africa. I governi europei e non, dovrebbero comprendere come i flussi migratori tendono ad impoverire ulteriormente i Paesi di partenza. Il nostro compito è quello di aiutarli non con l'assistenzialismo, ma con l'istruzione, il controllo delle nascite, la lotta alla corruzione, al tribalismo, al bracconaggio e alla deforestazione e desertificazione dei territori, al colonialismo post moderno. Fondamentali sono pure le opere pubbliche come strade, scuole, ospedali, abitazioni civili, fonti di energia pulita, acquedotti, ecc.
Resta inteso che, per realizzare tutto ciò, questi Paesi debbono essere sottoposti ad un regime militare internazionale che, introducendo la pena di morte, destituisca le dittature, difenda le popolazioni, le strutture e l'intero territorio, oltre che ad una politica e gestione economica estera. Solo in tal modo, ma non certo a breve, si potrà sperare in una democrazia ed una prosperità che gli africani non hanno mai conosciuto. Fare questo, per i benpensanti, mammolette e quaquaraquà, significa "Bastoniamoli a casa loro". E così dovrebbe essere!
O lasciate che i nigeriani defechino nel vostro piatto!
Vedi: Nigeria. la popolazione va di corpo in pubblico e attenta al primato mondiale dell’India.
L'alternativa? Il blocco militare ai confini marittimi e terrestri!

È notizia di oggi, 2 ottobre 2019, che in questi giorni la polizia di Lagos State, in Nigeria, ha liberato una ventina di giovani donne tra 15 e 28 anni con alcuni neonati, rinchiusi nelle cosiddette “baby factory”. I piccolini erano destinati alla vendita: 830 dollari per una femminuccia, mentre per i maschietti il prezzo saliva a 1.400 dollari.
Le ragazze, provenienti da diversi stati della Repubblica Federale, sono stati portate a Lagos, la più grande città e metropoli economica del Paese, con l’inganno e la promessa di un lavoro redditizio. Le malcapitate sono poi state violentate e rinchiuse in diverse case.
Una volta giunte nella metropoli, venivano costrette a concedersi ad uomini diversi nel giro di poco tempo, finché non rimanevano incinte. Le vittime, malgrado il loro stato, non hanno nemmeno potuto essere visitate da un medico, tanto meno contattare i propri familiari per chiedere aiuto in quanto private, dai loro aguzzini, di ogni mezzo di comunicazione.
Il portavoce della polizia di Lagos ha dichiarato che due donne che si spacciavano per infermiere sono state arrestate, ma la testa dell’organizzazione, come al solito, è riuscita a fuggire.
Va chiarito che le "baby factory" si trovano un po’ ovunque in Nigeria, sono un affare molto lucroso e già anni fa alcune Organizzazioni internazionali avevano definito il traffico di bambini come uno dei maggiori crimini commessi nel gigante dell’Africa.
Già nel 2016 erano partite inchieste a 360 gradi che avevano portato alla luce tale traffico disumano e constatarono che dietro ogni rapimento e contrabbando di minori ci fossero trafficanti di esseri umani e “operatori sanitari” che in realtà erano criminali incalliti senza scrupoli.
Si scoprì che giovani donne venivano pagate per mettere al mondo dei figli, per soddisfare sia il mercato nazionale e che quello internazionale. Se fortunati, i piccoli venivano “acquistati” da coppie sterili, desiderose solo di adottare un figlio, pronte a pagare cifre esorbitanti sul mercato internazionale. I neonati più sfortunati, perché trattasi esclusivamente di buona o cattiva sorte, venivano ceduti a sette i cui rituali prevedono sacrifici umani. Non è il caso di entrare nei dettagli.
A solo titolo di cronaca va detto che nell'estate 2014 è stato scoperto un traffico di bambini tra Niger e Nigeria e in tale ambito è stata anche arrestata una delle mogli di Hama Amadou, ex portavoce dell’Assemblea Nazionale del Niger, oggi in esilio tra la Francia e il Benin. La donna era finita dietro le sbarre insieme ad altre persone, tra loro anche personalità di spicco del mondo degli affari, militari e politici, come Abdou Labo, ex ministro dell’agricoltura di Niamey, la capitale del Niger. Purtroppo il processo, che si è svolto all'inizio del 2015, si è concluso in un nulla di fatto. La Corte di Niamey ha lasciato cadere tutte le accuse e si è dichiarata “incompetente per giudicare un caso del genere”. Questa, dico a voi sepolcri imbiancati, è l'Africa sub-sahariana!
Una giustizia, per certi versi, non tanto difforme da quella italiana (sic)!

Ed ancora: a fine settembre nell'area di Ragasa a Kaduna, nel nord della Nigeria, una scuola coranica frequentata da allievi di diverse nazionalità, ospitava un centinaio di giovani, tutti maschi, rinchiusi in una piccola stanza. Tra loro c’erano anche bambini, non più grandi di nove anni. Molti avevano cicatrici sulla schiena e catene alle caviglie. Sono stati maltrattati, torturati. Alcuni hanno confessato di essere stati violentati dai loro insegnanti.
La scuola coranica è stata aperta una decina di anni fa, ma non insegnava evidentemente solamente l’approfondimento del libro sacro della religione islamica. L’istituto ospitava per lo più giovani discoli, piccoli delinquenti, ladruncoli, omosessuali, a volte consumatori di droghe e quant'altro. Chi cercava di fuggire, veniva appeso con catene. I genitori non erano autorizzati ad entrare all'interno della scuola. Gli ospiti venivano condotti all'esterno e potevano restare con i propri cari solo pochi istanti. Uno dei giovani, vissuto in Gran Bretagna per sedici anni che si era sposato con una ragazza cristiana e anche lui si era convertito al cristianesimo, ha dichiarato: “Quando sono tornato in Nigeria e ho confessato questo alla famiglia allargata, una mattina mi sono risvegliato in questo luogo. Sono qui da due lunghi anni”.
Nel nord della ex colonia britannica, per lo più musulmano, è presente un gran numero di istituti privati del genere, meglio chiamarli riformatori, in assenza di strutture pubbliche.

"Non dirò mai nulla contro Mattarella e il Papa", sono le sue parole caro Matteo! Dovevi proprio leccare il culo al negazionista dell'uranio impoverito in Bosnia che ha mentito al Paese circa i reduci malati, e a quell'altro, anch'esso appartenente all'ordine dei primati aplorrini, ma che non ha mai speso una parola per gli animali, oltre ad essere un negazionista della vera carità umana?

Non preoccuparti allora, sepolcro imbiancato, ai tuoi migranti ci penseranno loro!

Caccia allo straniero, Politica coloniale francese e Franco CFA

“La Carità che Uccide” edito da Rizzoli, il libro dell’oxfordiana Dambisa Moyo, originaria dello Zambia
“La Carità che Uccide” edito da Rizzoli, il libro dell’oxfordiana Dambisa Moyo, originaria dello Zambia

Sulla caccia ai "bianchi" in Sudafrica (a cui Salvini dovrebbe ispirarsi), sulla caccia ai migranti in Marocco e stranieri in Sudafrica, oltre al mantenimento di una politica coloniale da parte della Francia, allo scopo di depredare le risorse di quattordici paesi africani, nonché sul "Franco CFA", valuta nazista di alienazione popolare:

Vedi rispettivamente gli articoli del:
16 dicembre 2018
15 ottobre 2018
31 agosto 2018
23 agosto 2018.

Consiglio inoltre la lettura del PREAMBOLO di questo sito.

La caccia ai "negri"

La caccia ai negri
La guerra d’Etiopia fu per l’Italia la vergognosa guerra del gas

Verrà il giorno, non troppo lontano, che nelle piazze italiane, e non solo, udiremo questi slogan:
"UCCIDEREMO TUTTI I NEGRI! Li uccideremo tutti, insieme ai loro figli, le loro donne, i loro cani, i loro gatti e tutto ciò che troveremo sulla nostra strada”.
"WHITE FIRST! Prima i bianchi. Per ogni bianco ucciso, uccideremo cinque negri”.
“La nostra aspirazione è quella di uccidere tutti i negri che ci sono nel nostro Paese e questo traguardo dev'essere realizzato quanto prima. Rivendichiamo il possesso delle loro terre in Africa, così come fece a suo tempo lo Zimbabwe a guida Mugabe con i bianchi. Non risparmieremo quei soggetti, tra cui giornalisti e politici o semplici cittadini, avversi alle nostre posizioni. Ci riconosciamo pienamente nell'ideologia marxista-leninista e perseguiamo la supremazia dei bianchi, su tutti gli altri".
“La nostra strada è quella del razzismo!”
"Ci avvaleremo anche della tortura, delle violenze sessuali e di ogni genere, del massacro con armi di vario tipo e della deportazione nei lager per chi non denuncerà la presenza di questi scarafaggi. I soldati riceveranno 7 euro per ogni negro ucciso, e le loro membra squartate verranno inchiodate ai segnali stradali".
"I negri non appartengono alla razza umana; sono animali sporchi e malati che contagiano il popolo bianco, e la cui sola presenza minaccia di distruggere la nostra civiltà. Devono essere eliminati!"

"Come asseriva l'illuminista David Hume «I negri e in generale le altre specie umane sono naturalmente inferiori alla razza bianca. Non vi sono mai state nazioni civilizzate di un altro colore che il colore bianco, né individuo celebre per le sue azioni o per la sua capacità di riflessione. Non vi sono tra di loro né manifatture, né arti, né scienze. Non è mai stato scoperto tra di loro il minimo segno di intelligenza.»"

Un ennesimo "Olocausto africano"? "Certamente no, l’obbiettivo che ci siamo prefissati è di civilizzare una grande massa di proto-umani che versano in uno stato morale e sociale primitivo. Non siamo così cinici come lo fu Winston Churchill che considerava indispensabile utilizzare gas tossici contro gli indigeni coloniali, perché ciò "avrebbe seminato un grande terrore", nella piena consapevolezza che un popolo impaurito è incline alla sottomissione o risulta troppo debole per lottare efficacemente contro l'oppressore. Il nostro obiettivo è l'eliminazione all'arma bianca, in alternativa utilizzare quella propagandistica della decapitazione o dell'impiccagione."


Frasi deliranti? Assolutamente no!
È semplicemente ciò che fecero e dissero i bianchi nei confronti dei negri durante il Colonialismo in Africa, specie quella sub-sahariana! Nel solo Kenya le vittime sono state centinaia di migliaia. Vedi: Storia del Kenya e Lo sterminio dei Mau Mau

Vittime Mau Mau in Kenya
Sopravvissuti raccolgono le vittime di un massacro di sospetti Mau Mau
Propaganda anti o pro colonialista, dipende dai punti di vista.
Propaganda anti o pro colonialista, dipende dai punti di vista.