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Primati


 

Gli esseri umani appartengono all'ordine dei Primati, che comprendono tutte le specie di scimmie che hanno colonizzato tutti i continenti: in realtà, se escludiamo l’uomo, le altre specie di Primati si concentrano in Africa, in Centro e Sud America e nel Sud-Est asiatico.

I primati sono accomunati da una dentatura da onnivori, ovvero con incisivi, canini, premolari e molari sviluppati, che permette loro di avere una dieta variegata, costituita da vegetali, funghi, insetti, piccoli uccelli, rettili, anfibi e altri mammiferi. Possiedono uno stile di vita sia arboricolo sia terrestre: come nel caso di Roditori, Carnivori e Sdentati la dentatura influenza non solo la dieta ma anche il modo di vivere e di comportarsi di questi animali.
La vita sugli alberi (arboricola) è facilitata da una grande agilità e dalla presenza di una coda prensile che permette a molti primati di appendersi a rami di grossi alberi, sia per raggiungere frutti commestibili, sia per gioco. La coda tuttavia è stata persa nel corso dell’evoluzione dalle specie che hanno iniziato a vivere principalmente al suolo e che hanno sviluppato una postura eretta: si ritiene che le ultime vertebre della nostra colonna vertebrale, che costituiscono il coccige, siano ciò che resta di una rudimentale coda.
Oltre alla coda, un altro elemento che facilita il movimento fra i rami degli alberi è costituito da mani dotate di cinque dita, con un pollice opponibile: esso può avvicinarsi alle altre dita permettendo all'animale di stringere e afferrare oggetti. In questo modo il primate ha buona presa, facilitata anche da palmi delle mani glabre. Oltre che come solido appoggio durante il movimento, il pollice opponibile dei primati viene utilizzato per portare facilmente il cibo alla bocca, per romperlo e sminuzzarlo: l’ingegno di questi animali ha permesso di sfruttare questa caratteristica anche per utilizzare oggetti a proprio vantaggio, come dei veri e propri utensili.
Le mani risultano utili anche per l’igiene non solo personale, ma anche di altri individui: è noto infatti come spesso le scimmie si “spulcino” a vicenda, alla ricerca di insetti, spesso parassiti, che possono portare malattie oltre che pruriti e fastidi. Il fatto di instaurare rapporti stretti con i propri simili è una caratteristica comune fra i Primati, i quali infatti hanno sviluppato un comportamento sociale: esso ha il vantaggio di poter avere maggior successo nella ricerca del cibo e nella cura della prole.

Le colonie risultano composte da molti individui, non sono comunque rare le specie che vivono in coppia. La comunicazione fra i vari individui risulta altresì importante: molti Primati emettono suoni per avvisare i compagni riguardo un pericolo o per attirare i partner.
Durante il corso dell’evoluzione i metodi di comunicazione vocale sono man mano diventati sempre più raffinati. La strada intrapresa è quella che ha portato al linguaggio degli esseri umani, grazie anche a un maggiore controllo delle corde vocali e della lingua, reso possibile grazie anche allo sviluppo di alcune aree del cervello.

L’ordine dei Primati viene suddiviso in due sottordini, i quali si distinguono per caratteristiche anatomiche e fisiologiche. Gli Strepsirrini devono il loro nome alla forma del naso, che, insieme al muso, risulta prominente; al contrario gli Aplorrini hanno un muso pressoché piatto.
I primi sono in grado di produrre in maniera autonoma la vitamina C (acido ascorbico), poiché possiedono gli enzimi della via metabolica di sintesi della stessa. Al contrario, gli Aplorrini, dei quali fa parte anche l’uomo, non sono in grado di sintetizzare questa importante vitamina e necessitano quindi l'assunzione attraverso la dieta, cibandosi di alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi e altri frutti.

Gli Strepsirrini vengono comunemente chiamati proscimmie, in quanto si ritiene siano meno evoluti degli altri Primati, poiché più simili ai loro antichi antenati. Essi vengono suddivisi in tre infraordini a loro volta suddivisi in ulteriori famiglie: tutte le specie sono caratterizzate da grandi occhi con i quali scrutano l’ambiente dove vivono, cioè foreste pluviali africane e indonesiane.
L’infraordine dei Lemuriformi comprende tutte le specie affini ai lemuri, che vivono esclusivamente in Madagascar.
L’unico appartenente all'infraordine dei Chiromiformi è l’aye-aye (Daubentonia madagascariensis), caratterizzato da dita affusolate con un medio molto più lungo degli altri: viene utilizzato come una specie di bastone per catturare larve d’insetto. Viene soprannominato “scimmia picchio” in quanto colpisce con le dita i tronchi degli alberi per poi sentirne il suono, alla ricerca proprio di larve.
L’infraordine dei Lorisiformi comprende specie di piccole dimensioni, i cui grandi occhi risultano quindi ancor più evidenti: specie come il lori gracile (Loris tardigradus) e il lori lento (Nycticebus coucang) vivono in Asia, mentre il galagone maggiore (Galago crassicaudatus), il galagone minore (Galago moholi), il galagone somalo (Galago gallarum), il galagone cenerino (Galago matschiei) e il galagone del Senegal (Galago senegalensis) vivono in Africa.

L’infraordine dei Tarsiformi invece risulta essere “conteso” fra gli Strepsirrini e gli Aplorrini: l’anatomia di specie come il tarsio filippino (Tarsius syrichta) sembrerebbe accomunarli alle proscimmie, mentre l’analisi genomica mediante sequenziamento li avvicina alle scimmie più evolute, che risultano essere all'interno degli Aplorrini, nell’infraordine degli Simiiformi. Questi, a loro volta sono divisibili in due gruppi, a seconda della loro distribuzione geografica (che in questo caso denota vicinanza evolutiva): i Platarrini sono anche chiamati “scimmie del Nuovo Mondo”, in riferimento all'America; i Catarrini invece “scimmie del Vecchio Mondo”, ovvero l’Africa.
Fanno parte dei Platarrini specie caratterizzate da dimensioni generalmente piccole, adatte a muoversi nella fitta foresta amazzonica con una coda tendenzialmente lunga che conserva ancora caratteristiche prensili (con le dovute eccezioni, come lo uakari calvo, (Cacajao calvus): lo uistitì dai pennacchi bianchi (Callithrix jacchus), la scimmia scoiattolo boliviana (Saimiri boliviensis), la scimmia urlatrice bruna (Alouatta guariba) e il tamarino imperatore (Saguinus imperator) ne sono degli esempi.
Le scimmie catarrine hanno invece perso l’utilizzo della coda, o troppo corta o praticamente assente: la super famiglia dei Cercopitecoidei deriva tuttavia il proprio nome dal greco e il significato è proprio "scimmie con la coda". A questo raggruppamento appartengono specie diverse fra loro che presentano caratteristiche interessanti: il macaco del Giappone (Macaca fuscata) è noto per trovare sollievo dal rigido inverno delle montagne nipponiche immergendosi nelle numerose sorgenti d’acqua termale, il guereza bianco e nero (Colobus guereza) è privo di pollici, la nasica (Nasalis larvatus) porta un grande e prominente naso, mentre il rinopiteco dorato (Rhinopithecus roxellana) possiede una faccia triangolare blu chiara.
In questa super famiglia sono presenti anche specie affini ai babbuini, come i gelada (Theropithecus gelada), il mandrillo (Mandrillus sphinx) e la bertuccia (Macaca sylvanus), l’unica scimmia che vive in Europa allo stato brado: questa specie si aggira per Gibilterra, dove viene accudita e protetta: la credenza popolare narra che la dominazione inglese continuerà sulla Rocca fino a quando esse si troveranno qui, inoltre la loro presenza rappresenta un’attrattiva per i turisti.
I babbuini maschi risultano essere spesso molto aggressivi fra loro, con manifestazioni di forza che vanno dal mostrare acuminati denti a battere i pugni sul petto: difendono strenuamente il proprio territorio e il proprio harem di femmine, che si possono distinguere facilmente dal maschio per la differente colorazione.

L’altra super famiglia dei Catarrini è quella degli Ominoidei, ai quali appartiene l’uomo: sono per questo chiamate anche scimmie antropomorfe. Alla famiglia degli Ilobatidi appartengono specie con braccia molto lunghe, che si distribuiscono nel Sud-Est asiatico: vengono chiamati gibboni, e ne sono esempi il siamango (Symphalangus syndactylus) e il lar (Hylobates lar). Una specie che vive nella stessa zona, in particolare nel Borneo, appartiene invece alla famiglia degli Ominidi: si tratta dell’orango (Pongo pygmaeus). Anche questa specie ha braccia molto lunghe rispetto al resto del corpo, ma mostra una memoria e un’intelligenza superiore a quella dei gibboni. L’orango utilizza mani dotate di pollici opponibili per afferrare cibo e oggetti, oltre che per camminare a terra sui pugni, nelle rare occasioni in cui abbandona gli alberi, dove passa la maggior parte del proprio tempo: il maschio e la femmina sono distinguibili facilmente per la forma del volto. Protetto dalla legge, l’orango del Borneo è una specie in via di estinzione.

Anche specie ancor più affini all'uomo sono a rischio di estinzione: questi animali abitano in Africa, dove si ritiene si siano sviluppati i progenitori dell’uomo stesso. Lo scimpanzé (Pan troglodytes) è la scimmia antropomorfa più simile all'uomo.
Dotato di straordinaria intelligenza è riuscito a costruire e sfruttare rudimentali utensili per la caccia, attività nella quale si dedica tutta la comunità in cui solitamente vive: nonostante siano primariamente erbivori, gli scimpanzé non disdegnato di cibarsi di altri animali. Lo scimpanzé pigmeo o bonobo (Pan paniscus) è distinguibile dalla specie precedente per la pelle della faccia di colore nero, oltre che per una vita sessuale particolarmente promiscua: gli individui instaurano relazioni sia di tipo eterosessuale sia omosessuale, atte non solo alla riproduzione ma anche per regolare i rapporti tra i membri stessi. Non è altrettanto “liberale” invece il gorilla orientale (Gorilla beringei) le cui colonie presentano un maschio dominante (chiamato “maschio alfa”) che si accoppia con tutte le femmine, ottenendo la paternità della quasi totalità della prole. I maschi sono inoltre particolarmente grandi e aggressivi e, similmente ai babbuini, dimostrano ripetutamente il proprio vigore battendo i pugni sul petto, urlando e lottando.

L’uomo moderno (Homo sapiens) è l’unico Ominide del gene Homo ad essere ancora in vita. I nostri parenti più prossimi sono l’Homo erectus e l’uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis): non siamo tuttavia i loro diretti discendenti. Condividiamo con loro antenati comuni appartenenti al genere estinto degli Australopitechi.

Galagone somalo

Galagone somalo - Somali Bushbaby - (Galago gallarum)
Galagone somalo - Somali Bushbaby - (Galago gallarum)

 

Il Galagone somalo (Galago gallarum), "Komba" in swahili, Somali bushbaby in inglese, è un primate strepsirrino della famiglia dei galagidi.

È stato riconosciuto come specie distinta da Galago senegalensis (di cui costituiva una sottospecie, G. senegalensis gallarum) solo nel 1989.
La specie occupa l'area compresa fra i fiumi Uebi Scebeli e Tana e la Rift Valley, corrispondente alla zona di confine fra la Somalia, l'Etiopia ed il Kenya.
Il Bushbaby somalo, a differenza degli altri galaghi, è endemico per la rigogliosa macchia boschiva e per la macchia semi-arida che copre vasti tratti dell'Etiopia sud-occidentale, Kenya (eccetto la striscia costiera, la regione semi-deserta ad est del lago Turkana e l'area ad est di Lago Vittoria), e in Somalia da Odweina vicino al Mar Rosso verso sud fino al confine con il Kenya.
Misura fino a 40 cm di lunghezza, di cui la metà spettano alla coda. Il pelo è grigio sul dorso e bianco su ventre e gola: sulla testa il pelo tende a divenire più scuro, con tinte quasi nere attorno agli occhi, fra i quali passa una banda verticale bianca che raggiunge la punta del muso.
È un animale notturno e solitario, anche se di giorno le femmine possono dormire in gruppi in nidi ricavati in una cavità di un tronco d'albero: i maschi, invece, restano quasi sempre da soli. Di notte, in ogni caso, ogni animale, dopo aver effettuato le quotidiane operazioni di grooming (in cui un soggetto provvede a ripulire un suo simile dai parassiti), va a cercare il cibo per conto proprio.
Le femmine adulte controllano il proprio territorio, ma lo condividono con la loro progenie. I maschi lasciano il territorio della madre appena raggiunta la pubertà, mentre le femmine rimangono, formando gruppi sociali composti solo da femmine adulte e piccoli. I maschi hanno un proprio territorio, che interseca in parte quelli delle femmine; in genere, un maschio si accoppia con tutte le femmine della zona. I maschi che non riescono a procurarsi un proprio territorio talvolta formano piccoli gruppi di scapoli.

I galagoni comunicano lanciando grida, e marcando il territorio con l'urina. Verso l'alba, uno speciale grido comunica al gruppo che è il momento di radunarsi, su un albero o in una buca nel terreno, per dormire.
Si tratta di animali prevalentemente insettivori, anche se, all'occorrenza, non disdegnano cibarsi di frutta matura o semi.

Babbuino

Primati - Babbuino con cucciolo
Babbuino con cucciolo

 

Il Babbuino, "Nyani" in swahili, Baboon in inglese, appartiene al genere di primati Papio della famiglia Cercopithecidae.

 

I babbuini mostrano un netto dimorfismo sessuale: i maschi pesano circa il doppio delle femmine, hanno canini più sviluppati e, in alcune specie, una vistosa criniera sul collo e le spalle. La lunghezza del corpo può variare tra 40 e 110 cm, quella della coda può raggiungere 80 cm. Nella specie di maggiori dimensioni (P. ursinus), il peso può superare 30 kg.

Ambedue i sessi hanno un pronunciato muso canino, occhi ravvicinati e una forte mascella. Il muso e le natiche sono glabri. Il colore dipende dalla specie e dal sesso: può essere giallastro, oliva, marrone e argenteo.

 

Il genere è presente in quasi tutta l'Africa, mancando solo nella parte nordoccidentale del continente.

Gli habitat sono la savana, la steppa, zone semi desertiche o rocciose e la foresta rada.

 

L'attività è diurna e si svolge principalmente al suolo, dove l'andatura è quadrupede. I babbuini sono però anche ottimi arrampicatori. Vivono in branchi, che possono contenere da 5 a 250 individui.

 

Sono animali onnivori, la cui dieta è costituita prevalentemente di vegetali: frutta, foglie, erba, semi e radici. La dieta include anche insetti e piccoli vertebrati. In qualche caso si cibano anche di mammiferi, fino alle dimensioni di cuccioli di gazzella.

 

Le dimensioni dei branchi dipendono sia dalla specie sia dalle risorse disponibili.

Esistono due possibili tipologie:

- branchi misti, formati da più maschi adulti, un maggior numero di femmine e cuccioli;

- gruppi poligamici, nei quali è presente un solo maschio adulto.

Le femmine trascorrono tutta la vita nel branco in cui nascono, mentre i maschi se ne allontanano al sopraggiungere della maturità sessuale. Entrambi i sessi rispettano una rigida gerarchia, che regola sia l'accesso al cibo e alle altre risorse sia l'attività di "grooming" (lo spulciarsi), che ha una notevole importanza e consiste nel prendersi cura di chi è superiore nella scala gerarchica.

Scontri tra branchi per l'accesso alle risorse non sono rari e si risolvono con combattimenti tra maschi. Diversi aspetti comportamentali di un gruppo di babbuini nel bush del Kenya, sono descritti dallo studioso Robert Sapolskj nel libro "Diario di un uomo scimmia".

 

I babbuini comunicano tra loro con complessi sistemi sia vocali che gestuali.

 

Le femmine entrano in calore circa una volta al mese e sono disposte ad accoppiarsi per una sola settimana. Questo periodo è ben riconoscibile a causa dell'ingrossamento delle callosità ischiatiche, che si rigonfiano diventando di un colore rosso violaceo. L'accoppiamento avviene in genere per iniziativa della femmina, che mostra al maschio le parti posteriori; nei primi giorni dell'estro avviene in genere con maschi gerarchicamente inferiori; verso la fine, all'apice delle possibilità di concepire, in genere con il maschio alfa.

Normalmente, le femmine partoriscono un unico figlio, dopo una gestazione di circa sette mesi. Il piccolo è in grado di attaccarsi immediatamente al pelo del ventre della madre; in questo modo, può essere trasportato facilmente durante gli spostamenti del branco. Per i primi quattro mesi di vita del cucciolo, coincidenti con il periodo dell'allattamento, i rapporti con la madre restano molto stretti; successivamente, il giovane inizia ad allontanarsi, ed impara gradualmente a giocare con i suoi coetanei.

Non sono solamente le madri a prendersi cura dei figli, bensì tutti gli appartenenti al branco; in particolare, i grossi maschi adulti badano alla difesa degli individui più deboli.

 

Fanno parte del genere Papio, le seguenti specie:

Papio hamadryas - amadriade

Papio papio - babbuino della Guinea

Papio anubis - babbuino grigio-verde

Papio cynocephalus - babbuino giallo

• Papio ursinus - babbuino nero

 

In Kenya sono presenti le specie Papio anubis (la più diffusa) e Papio cynocephalus.

Babbuino grigio-verde (Papio anubis)
Babbuino grigio-verde (Papio anubis)

Babbuino grigio-verde

L'Anubi o Babbuino grigio-verde (Papio anubis), Vervet in inglese, è un primate della famiglia dei Cercopithecidae.

Abita nelle savane, steppe e zone boschive.

Il suo nome deriva dal Dio Anubis che è stato spesso rappresentato con una testa di cane.

L'Anubi non ha un volto piatto, ma lungo, a punta, come il muso di cane. Infatti, insieme con il muso, la coda dell'animale (38-58 centimetri) e l'andatura a quattro zampe possono farli sembrare dei cani. L'Anubi è un grande babbuino dal corpo robusto - circa un metro di lunghezza - dal dorso più alto nella parte anteriore; ha muso canino ben sviluppato provvisto di forte dentatura. I maschi sono più grandi delle femmine e hanno sul collo e sulle spalle una criniera di lunghi peli. La coda termina con un ciuffo di peli; le natiche sono nude con evidenti callosità ischiatiche.

 

Il babbuino Anubi vive in gruppi di 15-150 esemplari, costituiti da alcuni maschi, molte femmine, e dai loro piccoli. Vi è una complessa gerarchia sociale simile a quella riscontrata in altri primati, come gorilla e scimpanzé. Ogni babbuino ha una classifica sociale in qualche parte del gruppo, a seconda della sua posizione dominante. I maschi stabiliscono la loro posizione dominante con la forza. Spesso, quando grandi babbuini calano nella gerarchia sociale, si trasferiranno a un'altra tribù. È stato osservato che i maschi più giovani spesso molestano i più anziani. Sono onnivori e vivono di giorno mentre dormono sugli alberi o al sicuro su delle rocce la notte.

 

Le femmine sono sessualmente mature a 7-8 anni, ed i maschi a 7-10 anni. L'inizio della loro ovulazione è un segnale per i maschi che lei è pronta. Durante l'ovulazione, la pelle della zona ano-genitale della femmina si gonfia e diventa color rosso acceso / rosa. Il gonfiore rende difficile la circolazione e aumenta la possibilità della femmina di infezioni o parassiti. Questo attrae i maschi che competono tra loro per vedere chi può accoppiarsi con la femmina.

 

L'Anubi è diffuso nelle seguenti zone dell'Africa: Senegal, Zaire settentrionale, Ghana, Etiopia, Kenya, Uganda, Tanzania settentrionale. Popolazioni si trovano anche in alcune regioni montuose del Sahara.

Babbuini gialli (Papio cynocephalus)
Babbuini gialli (Papio cynocephalus)

Babbuino giallo

Il Babbuino giallo (Papio cynocephalus) è una scimmia della famiglia dei Cercopitecidi.

 

L'origine del nome cynocephalus (cinocefalo, dal greco antico col significato di testa di cane) viene fatta risalire ad Aristotele e deriva dal muso tozzo e lungo, vagamente simile a quello di un grosso cane, che caratterizza questa specie.

 

Il muso è glabro e di colore nero. La denominazione comune di babbuino giallo (Yellow Baboon in inglese) è dovuta alla pelliccia giallo-bruna che ricopre gran parte del corpo, fatta eccezione per la superficie interna degli arti, le guance, e un ciuffo di folte basette ai lati del muso, che sono di colore bianco. Possiede inoltre pronunciate callosità di colore nero sugli ischi. La corporatura è snella, con arti superiori più lunghi degli inferiori. La lunghezza della coda eguaglia quella del corpo.

La specie è caratterizzata da un marcato dimorfismo sessuale: i maschi hanno una altezza media di 120 cm e un peso medio di 25 kg mentre le femmine misurano in media 98 cm e pesano solo 11 kg. I maschi inoltre hanno canini superiori più lunghi e più aguzzi di quelli delle femmine.

La gravidanza dura 170 giorni. Le femmine danno alla luce un cucciolo per volta. La pelliccia dei babbuini neonati, di colore diverso nelle diverse sottospecie (vedi sotto), inizia a mutare intorno ai tre mesi di età, per raggiungere la colorazione adulta verso la fine del sesto mese. La vita di un esemplare adulto può arrivare sino a trenta anni.

 

Vivono in gruppi variabili da 5 a 250 esemplari, organizzati secondo complessi modelli gerarchici. Trascorrono buona parte della giornata impegnati in attività sociali, quali per esempio il "grooming" (ovvero lo "spulciarsi" a vicenda), che rinsaldano i legami sociali. Non sono rare le interazioni aggressive tra i maschi, compiute mostrando i canini superiori.

Sono onnivori con una preferenza per la frutta, foglie e germogli di acacia, uova di uccello, insetti (formiche, ortotteri, termiti, scarafaggi) e piccoli vertebrati: rettili, uccelli, ma anche altri primati di piccola taglia come Chlorocebus aethiops e Galago senegalensis. Sono abili scavatori per la ricerca di tuberi, cormi e bulbi.

Sono sia terricoli che arboricoli: trascorrono la maggior parte del giorno sul terreno, mentre per la notte si ritirano sui rami degli alberi. I gruppi numerosi si distribuiscono su più alberi vicini. Una delle ragioni per cui cercano rifugio sugli alberi è per proteggersi dai predatori notturni.

I loro principali predatori sono l'uomo e il leopardo, temibile per la sua capacità di arrampicarsi sugli alberi. Potenziali predatori sono anche il leone, la iena, lo sciacallo, il ghepardo, il pitone, il servalo. Non è raro che possa essere oggetto di attacchi da parte di altri primati come gli scimpanzé.

 

Esistono tre sottospecie di Papio cynocephalus:

Papio cynocephalus cynocephalus

Papio cynocephalus ibeanus

Papio cynocephalus kindae

Le principali differenze tra le sottospecie riguardano:

- il colore della pelliccia alla nascita: nera nel P. c. cynocephalus, rossa nel P. c. kindae e bianca nel P. c. ibeanus.

- a forma della coda: il P. c. cynocephalus ha una caratteristica coda "spezzata"; la coda viene tenuta dritta quasi orizzontalmente e a una certa distanza ricade bruscamente, sicché sembra rotta. Le altre sottospecie hanno code con curvatura più dolce.

- le dimensioni: il P. c. kindae è considerevolmente più piccolo delle altre due sottospecie.

- la forma del pelo: il mantello di P. c. ibeanus ha i peli ondulati anziché dritti.

 

La specie è abbondantemente diffusa nelle zone di savana e foresta dell'Africa centro-orientale.

Gruppi di esemplari di P. cynocephalus sono stati censiti in Angola, Zambia, Malawi, Zimbabwe, Botswana, Mozambico, Tanzania, Kenya e Somalia.

La sottospecie P. c. cynocephalus è diffusa in Zambia, Malawi, Mozambico settentrionale e Tanzania. Il Papio c. ibeanus si trova in Kenya, nella Somalia meridionale e in Etiopia, mentre P. c. kindae vive in Angola, Zambia e nel Congo meridionale.

L'areale del P. cynocephalus si sovrappone a quello di altri babbuini del genere Papio, con livelli differenziati di ibridazione. Per esempio, in Zambia e Angola, P. c. kindae si sovrappone con Papio ursinus, ma le due specie non si incrociano. Al contrario in Kenya, P. c. ibeanus si sovrappone con Papio anubis dando luogo ad ibridii che mostrano diversità fenotipiche inusuali.

È possibile che l'incrocio tra Papio cynocephalus e Papio anubis in quest'area possa aver contribuito alla formazione della sottospecie P. c. ibeanus.


Còlobo

Colobus guereza
Colobus guereza

 

Il Còlobo (Colobus), "Mbega" in swahili, è un genere di primati della famiglia Cercopithecidae. Essi sono strettamente correlati ai colobi rossi del genere Piliocolobus .

Il nome del genere viene dal greco kolobòs "mutilato", "monco", "tagliato" e si riferisce alla quasi assenza del pollice, ridotto ad un moncone: una caratteristica comune ai generi appartenenti alla tribù colobini.

L'aspetto di queste scimmie è caratterizzato dal vistoso contrasto tra il nero del corpo e il bianco della coda, del mantello e di una fascia che incornicia il muso.

Il genere comprende le specie di maggiori dimensioni tra i colobini: la lunghezza del corpo è tra 45 e 70 cm, quella della coda tra 50 e 100 cm, il peso tra 5 e 15 kg; i maschi sono in genere notevolmente più grandi delle femmine.

 

I colobi vivono in varie zone dell'Africa sub-sahariana: dal Senegal all'Etiopia, dall'Angola allo Zambia, Kenya e Tanzania. Gli habitat sono vari: la foresta pluviale tropicale, la foresta di montagna fino a 3000 m di altitudine e i mangrovieti.

 

L'attività è diurna e quasi sempre arboricola. I colobi vivono in gruppi formati da un solo maschio adulto, da due a sei femmine e i loro cuccioli. I gruppi sono territoriali e avvisano con segnali vocali i conspecifici della propria presenza.

La dieta è vegetariana ed è basata soprattutto sulle foglie. L'apparato digerente è adattato a questo cibo in modo simile a quello dei ruminanti: lo stomaco è diviso infatti in compartimenti, due dei quali servono a digerire la cellulosa grazie ad opportuni batteri.

La gestazione dura tra cinque e sei mesi e usualmente nasce un solo cucciolo, che raggiunge la maturità sessuale fra tre e quattro anni se femmina, e tra quattro e sei anni se maschio. La longevità in natura è circa 20 anni e in cattività intorno a 30.

 

Il genere di questa scimmia contiene cinque specie, con almeno otto sottospecie:

Colobus angolensis - Còlobo dell'Angola o della Tanzania in bianco e nero (C. a. palliatus)

Colobus guereza - Còbolo orientale in bianco e nero

Colobus polykomos - Còbolo orsino

Colobus satanas - Còbolo nero

Colobus vellerosus - Còbolo velleroso

 

La scimmia colobus vive in tutti i tipi di foreste chiuse, comprese le foreste montane. Anche dove cresce il bambù sono luoghi di abitazione abituali per i Colobus.

 

 

Due tipi di scimmie colobus si trovano in Kenya, quelle che abitano le foreste costiere e quelle dell'entroterra nelle zone alte del paese. Ambedue in inglese vengono chiamate Eastern Black &White Colobus

Colobo Angolano o della Tanzania in bianco e nero (Colobus angolensis)

Colobo Orientale in bianco e nero (Colobus guereza)

 

La caccia ha portato allo sterminio del Colobus in alcune zone.

Un tempo (ma ancora oggi), il Colobus veniva cacciato per la sua bella pelliccia. La sua pelle veniva utilizzata per fare costumi di danza, cappelli, e mantelli.

 

La più grande minaccia oggi per il Colobus è la perdita di habitat.

Le popolazioni umane sono in crescita ed in espansione, le foreste vengono abbattute per far posto ad agricoltura, insediamenti e strade. La scimmia colobus sta perdendo la sua casa a causa degli sviluppi del progresso.

Colobo rosso del Fiume Tana (Piliocolobus rufomitratus), detto anche Colobo rosso orientale
Colobo rosso del Fiume Tana (Piliocolobus rufomitratus), detto anche Colobo rosso orientale

Colobi rossi

Piliocolobus è un genere di scimmie del Vecchio Mondo della famiglia Cercopithecidae, comprendente i cosiddetti Colobi rossi.

 

Un tempo, tutte le specie ascritte al genere venivano classificate come facenti parte dell'allora genere-contenitore Colobus. Attualmente, è stata operata una scissione, con l'istituzione del nuovo genere Piliocolobus.

Al genere Piliocolobus appartengono nove specie tra cui la Piliocolobus rufomitratus - Colobo del Fiume Tana (in inglese Tana River Red Colobus).

 

 

Il Colobo rosso del Fiume Tana (Piliocolobus rufomitratus), detto anche Colobo rosso orientale, è una specie di primate della famiglia dei Cercopitecidi altamente minacciata. È endemico di una stretta fascia di foresta a galleria nei pressi del Fiume Tana, in Kenya sud-orientale. Come tutti i colobi rossi, in passato era considerato una sottospecie del largamente diffuso Piliocolobus badius.

 

Il colobo rosso del Fiume Tana è stato ritenuto una delle 25 specie di primati più minacciati del mondo.

La sua salvaguardia, insieme a quella dell'ugualmente minacciato cercocebo del Fiume Tana (vedi sotto), è stata la ragione principale dell'istituzione della Riserva dei Primati del Fiume Tana nel 1978, anche se all'interno di quest'area continuano tuttora ad esserci incursioni umane. Recentemente è stato suggerito di trasformare 20.000 ettari del delta del Fiume Tana in piantagioni di canna da zucchero, ma questa richiesta è stata, almeno temporaneamente, bocciata dall'Alta corte del Kenya.


Cercocebo

Cercocebo del fiume Sanje (Cercocebus sanjei ). Tanzania
Cercocebo del fiume Sanje (Cercocebus sanjei ). Tanzania

 

I Cercocebi dalle palpebre bianche (Cercocebus) sono un genere di scimmie del Vecchio Mondo appartenenti alla famiglia Cercopithecidae, in inglese vengono chiamati White-Eyelid Mangabeys.

Sono caratterizzati dalle palpebre superiori glabre, più chiare della colorazione della pelle facciale. Inoltre differiscono dai cercopitechi, ai quali assomigliano, per la maggiore mole (possono arrivare a 20 kg), il muso più pronunciato e il colore più uniforme del mantello.

Vivono in Africa occidentale e centrale, dal Senegal al Kenya, alla Repubblica Democratica del Congo alla Tanzania meridionale. Gli habitat sono vari.

L'attività è diurna e si svolge principalmente al suolo. Vivono in gruppi territoriali, che possono arrivare a 30 individui, formati da tre maschi, alcune femmine e i cuccioli. La dieta è composta in massima parte da vegetali (soprattutto frutta, semi e funghi) ma include occasionalmente anche insetti.
La maturità sessuale è raggiunta tra i 5 e i 7 anni, la longevità osservata in cattività è intorno a 30 anni.

Il genere Cercocebus comprende le seguenti specie:
Cercocebus agilis - cercocebo agile
Cercocebus atys - cercocebo moro
Cercocebus chrysogaster - cercocebo dal ventre dorato
Cercocebus galeritus - cercocebo del fiume Tana
Cercocebus sanjei - cercocebo del fiume Sanje
Cercocebus torquatus - cercocebo dal collare

Cercocebo del fiume Tana (Cercocebus galeritus). Kenya
Cercocebo del fiume Tana (Cercocebus galeritus). Kenya

 

Il Cercocebo del Fiume Tana (Cercocebus galeritus), in inglese Tana River Mangabey, è una specie di primate della famiglia Cercopithecidae. In passato considerato una sottospecie, è attualmente accettato come specie a sé stante.

 

È una scimmia snella dalla lunga coda. Il colore del corpo è grigio giallastro sul lato dorsale e più chiaro su quello ventrale. Ha un ciuffo scuro sulla sommità del capo e anche scura è la metà posteriore della coda.

 

È endemico delle chiazze di foresta rivierasca lungo il corso inferiore del fiume Tana, nel Kenya sudorientale.

 

L'attività è diurna e si svolge sia sugli alberi sia al suolo. La dieta è varia e comprende frutta, vari altri alimenti vegetali, insetti e anche animali come lucertole e rane.

Vive in gruppi territoriali formati da 15 a 30 individui, che contengono più maschi, un numero maggiore di femmine e cuccioli.

 

La popolazione attuale è stimata tra 1000 e 2000 individui e l'estensione dell'areale non supera i 26 km². Essendo minacciato dalla distruzione e dal degrado dell'habitat, aumentati molto in anni recenti, è considerato tra i primati a maggior rischio di estinzione.


Clorocebo verde

Cloroceboo verde (Chlorocebus pygerythrus)
Clorocebo verde (Chlorocebus pygerythrus)

 

Il Clorocebo verde (Chlorocebus pygerythrus), "Tumbili" in swahili, in inglese Vervet Monkey o semplicemente Vervet, è un primate della famiglia Cercopithecidae e diffuso nell'Africa sub sahariana.

 

Oltre alla ricerca comportamentale molto interessante sulle popolazioni naturali, i clorocebi servono come un modello di primate non umano per comprendere i comportamenti genetici e sociali degli esseri umani. Sono stati osservati ed evidenziati per avere caratteristiche simili agli umani, come ad esempio l'ipertensione, l'ansia, comportamento sociale e dipendenza dall'uso di alcol.

 

La lunghezza del corpo è tra 40 e 60 cm, mentre la coda può arrivare a 70 cm; il peso varia tra 4 e 6 kg; come per le altre specie del genere i maschi sono più grandi delle femmine. Il colore del corpo è grigioverde sul lato dorsale e quasi bianco su quello ventrale, le estremità degli arti sono nere; anche il muso è nero e sulla fronte è ben visibile la striscia bianca caratteristica del genere; inoltre anche le guance sono chiare. I maschi, come nelle altre specie congeneri, presentano una caratteristica colorazione bluastra dello scroto che contrasta con il colore rosso vivo del pene.

 

Quando i maschi raggiungono la maturità sessuale, si muovono verso un gruppo vicino; mentre le femmine rimangono nei loro gruppi per tutta la vita.

 

L'attività è diurna e si svolge sia al suolo sia sugli alberi, dove si rifugia per il riposo notturno. Forma gruppi numerosi costituiti da alcuni maschi, un maggior numero di femmine e piccoli, per un totale che può arrivare a 50 individui. Nei gruppi è osservata una rigida gerarchia. Comunicano tra loro con una varietà di suoni e gesti.

La dieta è varia e comprende soprattutto frutta, ma anche altri vegetali, insetti e altri piccoli animali.

 

I Clorocebi femmine non hanno segni esterni che indicano un periodo mestruale, quindi non sono stati elaborati comportamenti sociali che coinvolgono la riproduzione. In genere, una femmina partorisce una volta l'anno, tra settembre e febbraio, dopo un periodo di gestazione di circa 165 giorni. Di solito partoriscono solo un cucciolo, anche se raramente possono verificarsi parti gemellari. Un cucciolo normale pesa 300-400 g.

 

I Clorocebi hanno quattro predatori : leopardi, aquile, pitoni, e babbuini. L'avvistamento di ogni predatore suscita una chiamata di allarme acustico distinto. Si ritiene che i clorocebi emettano fino a 30 diverse chiamate di allarme.

A minare la loro incolumità c'è ben altro: molte persone che vivono in prossimità delle colonie di clorocebi vedono queste scimmie come parassiti che rubano il loro cibo. Premesso che i clorocebi preferiscono distruggere le fonti di cibo di un concorrente piuttosto che consumarle o rubarle, questi primati, oltre che con la ricerca biomedica e la medicina tradizionale, devono fare i conti con la bestialità e l'ignoranza umana decisa ad eliminarli con veleni e armi da fuoco.

 

L'areale di questa specie si estende in Africa orientale e meridionale, dall'Etiopia e la Somalia al Kenya e alla Tanzania, fino al Sudafrica. Gli habitat sono vari, dalla foresta alla savana.

  

Vi sono cinque sottospecie di Chlorocebus pygerythrus:

Chlorocebus pygerythrus pygerythrus dal Sud Africa, Botswana, Lesotho e Swaziland

Chlorocebus pygerythrus hilgerti dal sud del Kenya

Chlorocebus pygerythrus excubitor

Chlorocebus pygerythrus nesiotes

Chlorocebus pygerythrus rufoviridis dal Mozambico e Uganda, si distingue per un posteriore rossastro, che è più scuro verso la base della coda.


Cercopiteco di De Brazza

Cercopiteco di De Brazza
Cercopiteco di De Brazza

 

Il cercopiteco di De Brazza, conosciuto anche come scimmia delle paludi, prende il nome dall'esploratore italiano naturalizzato francese Pierre Savorgnan de Brazza. Vive nelle zone umide dell’Africa Centrale e ogni esemplare costa sul mercato africano circa 9.000 euro. Le scimmie di De Brazza comunicano tra di loro attraverso suoni profondi, scuotendo le fronde degli alberi e attraverso una larga varietà di espressioni facciali e gesti.
Questo cercopiteco ha pelo grigio chiaro con un dorso marrone rossastro, arti e coda neri e una groppa bianca. Una striscia bianca corre lungo la sua coscia e sulla sua fronte appare una marcatura a forma di mezzaluna arancione. Le sue palpebre bianche si abbinano al muso e alla barba. A causa di questo aspetto distintivo, la scimmia è a volte indicata come la "Scimmia dell'Ayatollah", dopo che il grande ayatollah Ruhollah Khomeini aveva una barba simile. Entrambi i sessi hanno dei sacchetti in cui portare il cibo mentre foraggiano, e i maschi hanno uno scroto blu.
La scimmia di De Brazza è una specie sessualmente dimorfica; i maschi pesano circa 7 chilogrammi, mentre le femmine pesano circa 4 chilogrammi.
La scimmia di De Brazza si estende tra paludi, bambù e foreste montane aride dell'Angola, del Camerun, della Repubblica Centrafricana, del Congo, della Repubblica Democratica del Congo, della Guinea Equatoriale, dell'Etiopia, del Gabon, della Palude di Saiwa e delle Colline Cherang'any in Kenya, Sud Sudan, e Uganda. Sono principalmente arboricoli.
La durata della vita della scimmia di De Brazza in natura è di circa 22 anni, ma si pensa che corrisponda in modo simile agli altri membri del Cercopithecus che vivono fino a 30 anni in cattività. È una scimmia timida e territoriale che vive in piccoli gruppi sociali. Le scimmie De Brazza vivono in gruppi che variano da 5 a 30. A capo di ogni gruppo sociale c'è il maschio più forte, il cui compito è proteggere i suoi compagni di gruppo.
La scimmia di De Brazza comunica con suoni tonanti, scuotendo i rami degli alberi e una varietà di espressioni facciali e movimenti (ad esempio scuotendo la testa quando è stressata o annuendo con approvazione).
I predatori della scimmia di De Brazza includono il leopardo, gli umani e gli scimpanzé comuni .


Scimmia blu

Scimmia blu - Blue monkey (Cercopithecus mitis stuhlmanni), foresta di Kakamega, Kenya
Scimmia blu - Blue monkey (Cercopithecus mitis stuhlmanni), foresta di Kakamega, Kenya

 

La Scimmia blu o diademata (Cercopithecus mitis), "Kima" in swahili, in inglese Blue Monkey, è un primate della famiglia Cercopithecidae e originaria dell'Africa centrale e orientale.
In Kenya si trovano le sottospecie Cercopithecus mitis kolbi - La scimmia blu di Kolb, e Cercopithecus mitis stuhlmanni - La scimmia blu di Stuhlmann.

Nonostante il suo nome, la scimmia blu non è visibilmente blu: ha pochi peli sul viso, e questo a volte dà un aspetto blu, ma non ha mai l'aspetto blu vivido di un mandrillo, per esempio. È principalmente olivastro o grigio a parte il viso (che è scuro con una macchia pallida o giallastra sulla fronte - il "diadema" da cui la specie deriva il suo nome comune), il berretto nerastro, i piedi e le zampe anteriori e il mantello, che è marrone, oliva o grigio a seconda della sottospecie. Le dimensioni tipiche vanno da 50 a 65 cm di lunghezza, (esclusa la coda, che è lunga quasi quanto il resto dell'animale), con femmine che pesano poco più di 4 kg e maschi fino a 8 kg.

La scimmia blu si trova nelle foreste sempreverdi e foreste di bambù montane, e vive in gran parte sugli alberi, venendo a terra raramente. Dipende molto dalle zone umide e ombreggiate con abbondante acqua. Mangia principalmente frutta e foglie, ma si ciba anche di alcuni invertebrati che si muovono più lentamente. Preferisce vivere in alti alberi che forniscono sia cibo che riparo ed è quindi, come quasi tutti i cercopitechi, che soffrono della perdita del loro habitat naturale. Laddove La scimmia può essere considerata una minaccia da parte dei silvicoltori, dal momento che a volte elimina la corteccia dagli alberi esotici in cerca di cibo o umidità. Inoltre è cacciata per la sua carne.

Le scimmie blu vivono in sistemi sociali filopatici femminili in cui le femmine rimangono nei loro gruppi natali mentre i maschi si disperdono una volta raggiunta l'età adulta. Di conseguenza, i gruppi di scimmie blu consistono di solito in un maschio con diverse femmine e bambini, dando origine a società matrilineari. Occasionalmente si osservano maschi solitari che sono probabilmente transitori, avendo lasciato il loro gruppo natale alla ricerca di un nuovo gruppo.

In queste società legate alle donne, solo il 5-15% del budget delle attività delle scimmie è occupato da interazioni sociali e le interazioni sociali più comuni all'interno di un gruppo sono la cura e il gioco. Le relazioni tra i membri del gruppo variano: i bambini interagiscono più frequentemente con i loro coetanei e le femmine adulte o giovanili e si vedono raramente vicino ai maschi adulti.
La cura alloparentale è comune tra le scimmie blu. Gli incaricati più comuni per i piccoli sono le femmine giovanili e di solito un bambino viene trasportato da un certo numero di addetti. Un'ipotesi è che ciò consenta al bambino di imparare a socializzare in una fase precoce della vita.
Interessanti relazioni donna-donna esistono tra le scimmie blu. Si ritiene che questa relazione sia modellata dall'ecologia nutrizionale, che a sua volta è modellata dalla concorrenza tra gruppi e all'interno del gruppo. Le femmine di scimmie blu esibiscono una forte competizione aggressiva tra i gruppi e tra le altre specie a causa del loro carattere territoriale, ma un antagonismo più mite anche se più frequente all'interno dei gruppi. Anche se le convinzioni precedenti erano che le scimmie blu non sono territoriali, la ricerca estesa più attuale mostra che i ricercatori precedenti interpretavano erroneamente i risultati perché le interazioni sociali complessive non sono frequenti. Inoltre, nel complesso i tassi di agonismo nelle scimmie blu sono molto bassi. All'interno dei conflitti di gruppo sono lievi e poco frequenti perché le femmine si allontanano l'una dall'altra e si nutrono in siti diversi per evitare la competizione. Sebbene si credesse che le scimmie blu fossero egualitarie, la ricerca estesa attuale conferma che esiste effettivamente una gerarchia di dominanza lineare nelle scimmie blu femminili, che diventa più evidente quando le risorse alimentari sono scarse.

Il sistema sociale del Cercopithecus mitis è principalmente femminile perché i maschi partono una volta maturi. I maschi hanno poca o nessuna interazione con i giovani. Sono molto territoriali, quindi i giovani maschi devono darsi da fare per aiutare se stessi ad avere più successo e sfidano il maschio dominante di un'altra famiglia: se sconfiggono il maschio dominante, assumono la guida di quella famiglia, e questo offre un posto dove vivere, socializzazione e cibo per i giovani maschi. Si dice che il cercopiteco mitis sia nomade.

Il sistema di accoppiamento è poligamo, e c'è un corrispondente dimorfismo sessuale in termini di dimensioni, sostanzialmente con i maschi che hanno il sesso più grande.  Le femmine di solito partoriscono ogni due anni, durante l'inizio della stagione calda e piovosa; la gestazione dura circa cinque mesi e i bambini nascono con la pelliccia e con gli occhi aperti. Le taglie di gruppo vanno da 10 a 40, e contengono solo un maschio adulto. 

I maschi di Cercopithecus mitis si accoppiano con più di una femmina, ma le femmine si accoppiano solo con un maschio. La femmina attrae i maschi per fare sesso con lei attraverso il linguaggio del corpo. Si riproducono per tutto l'anno. I gruppi possono avere, come già detto, fino a quaranta membri e le femmine di solito aiutano a prendersi cura di tutti i giovani, non solo i loro.

Le scimmie blu mangiano frutta, fichi, insetti, foglie, ramoscelli e fiori. Sono principalmente frugivori, con il 50% della loro dieta a base di frutta, con foglie o insetti come principale fonte di proteine, mentre il resto della dieta è costituito da semi, fiori e funghi. Raramente mangiano i vertebrati. Mangiano una varietà di piante, ma si concentrano su poche specie, il che significa che la loro densità di popolazione dipende in genere dalla ricchezza e dalla diversità delle specie vegetali.