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Cosa cercano gli italiani a Malindi?


Noleggio "compagnia".
Noleggio "compagnia".

Che ci fa una sessantacinquenne bresciana, bionda, capelli lunghi, abito elegante a cena con un ragazzotto di Malindi nero come la pece e coi muscoli di un bronzo di Riace? E “papà Sergio”, a un passo dai 70, abbronzatissimo, imprenditore romano a fine corsa insieme a una ventenne seduto al Karen, il bar degli europei?

Ufficialmente nella Malindi di Briatore e della Ferrari la prostituzione non esiste. E, diversamente dall'Italia, la “vendita della carne” bordo strada non è contemplata. Qui le lucciole sono più escort e sono truccatissime, vestite all'europea e stringono il "melafonino" con il quale via sms e WhatsApp spediscono/ricevono raffiche di messaggi.

 

Chi non cerca non trova, per gli altri basta fare un giretto nelle quattro discoteche principali alla sera, o nei bar al mattino, per scegliere con quale ragazza passare le giornate. La tecnica è semplice: guardarle negli occhi per attaccare bottone, poi passare alla fase del negoziato. Una settimana di compagnia night&day può costare al massimo 200 euro più i regali che meritano un discorso a parte.

C'è chi ci viene apposta (molti); chi invece attratto dal gusto dell'esotico decide di provare e poi non riesce a tornare indietro. Ma uomini e donne lo fanno allo stesso modo e con l'identico velo di tristezza che accomuna le tavolate di amici nei ristoranti, ciascuno dei quali stringe la mano della sua "ragazza" e viceversa al femminile.

Le signore over sono una minoranza e sono anche più discrete: tre, due biondo cenere e una rossa capelli corti, in un tavolo assaggiano la rivisitazione della cucina italiana in versione african e attendono guardandosi intorno; poco distante il maschio-fisico-perfetto ha il suo bel da fare per alimentare una conversazione. Diciamo che le donne che preferiscono i boys se non altro lo fanno con stile. La comunità italiana di 4-5 mila persone che hanno deciso di svernare al caldo dell'Oceano Indiano guardano i compratori di piacere col sorriso malizioso. Tollerano vincendo la nausea che molti connazionali si sorbiscano ore di aereo e strade da delirio con buche e dossi per consumare sette/dieci giorni di "luna di miele".

E sui regali fioccano gli aneddoti. C'è chi racconta della donna elegante quasi sul lastrico per aver riempito di doni i boys e degli uomini che sono venuti per provare una notte e si sono ritrovati in valigia la ragazza e sul conto corrente i bonifici in uscita per "dare una mano ai parenti di lei rimasti in Kenya". Poi in vacanza è tutto diverso. Col costo della vita che in Africa è decisamente basso e un cambio con l'Euro favorevolissimo, anche un dipendente pubblico di fascia bassa riesce a trasformarsi in un ricco apparente. E se la ragazza ci crede, e il maschio italiano ci casca, lei vola in Italia e si ritrova al secondo piano di un palazzo di 7 piani di via Tuscolana. Le più fortunate finiscono in provincia, ma quasi tutte tornano dopo un po' per riprendere la vita di tutti i giorni: un fidanzato e le immancabili attese al Casinò di Malindi, vera tappa obbligata per chi vuole capire il tipo di gente che l'Italia esporta.

Nella casa da gioco famosa per non avere tetto alla roulette, ai dadi e allo chemin un'orda di annoiati convulsi getta fiches sui panni consunti, millantando uno stile da Saint Vincent. È un non luogo abitato da fantasmi del passato, con unica sala e una decina di tavoli consumati. La parte migliore è quella all'aperto dove si mangia e si ascolta pessima musica. La peggiore è la saletta delle slot, un buco trasformato nel regno delle escort in attesa.

Tranne rari casi di quarantenni soli, il resto della fauna che noleggia compagnia è un trionfo di prostate in crisi. E le ragazze lo sanno: più sono anziani i clienti, più hanno la certezza che del sesso al massimo gli è rimasto il desiderio che a malapena sfocia in un'idea. Alla fine della fiera della tristezza, la maggior parte di quelli che sono venuti per comprare sesso, si prendono una badante part-time che riescono anche a confondere con l'amore. Per le donne è diverso: il sesso non ha età, basta pagare. Poi ci sono "i maiali veri": quelli però in giro non si vedono da quando gli hotel e i villaggi hanno deciso di tenere lontane le ragazze a nolo. Ecco perché sono fioriti i B&B. Più economici e discreti.

15 febbraio 2014 Affaritaliani

 

Spaccio di carne alle "mentalità pannolino". È ormai una cultura più che una questione morale.
Spaccio di carne alle "mentalità pannolino". È ormai una cultura più che una questione morale.

Malindi è una città affascinante punteggiata da palme che sussurrano una canzone nel vento. Qui si parlano molte lingue: Kiswahili, inglese e italiano. Le ragazze usano le lingue per il commercio sessuale: attirare i clienti e contrattare i prezzi migliori.

Ma per lavorare in località ed alberghi lucrativi, la fluidità, non della lingua italiana, ma del bresciano e bergamasco non viene solo in aiuto, ma è indispensabile!

I bambini non sono giocattoli sessuali
I bambini non sono giocattoli sessuali

 

11 febbraio 2018

Bimba di 8 anni venduta a turista bianco. Per la legge del Kenya “non c’è reato”: è anche questo il Mal d’Africa?

 

Pochi giorni fa, una bimba giriama di soli otto anni, è stata ceduta dalla madre a un turista bianco perché, contro un ragionevole obolo, potesse soddisfare con lei le sue lerce pulsioni sessuali.

Per la polizia “there is no case” (non c’è reato).

La madre era consenziente; è stata regolarmente pagata e non ha sporto denuncia. Perché creare un inutile trambusto?

Qualunque fosse la nazionalità dell'uomo, le modalità non cambiano, cosi come non cambia il disgusto per un azione che trascina l’uomo evoluto al livello di una bestia.

Anche questo è “Mal d’Africa”?

Spazi immensi, cieli trasparenti, contrasti aspri e stimolanti, esaltante senso di liberazione da convenzioni stantie, intimo collegamento alla purezza degli archetipi universali…

Sì, l’Africa è per molti un traguardo che ristora lo spirito. Ci si affida alla sua quasi intatta natura primordiale, alla semplicità essenziale delle sue genti, al piacere di essersi liberati del superfluo per confluire nell'insondabile mistero cosmico, unico custode dell’intima conoscenza: la gnosi da sempre disperatamente cercata da tutte le scuole esoteriche.

Del resto, millenni di sempre più evoluto raziocinio, hanno via via creato tenaci sovrastrutture che, pur favorendo la sbalorditiva affermazione tecnologica dell’uomo, l’hanno anche inevitabilmente allontanato da quella scintilla primordiale, prezioso scrigno che racchiude il mistero della sua esistenza. Dove si può tentare di riscoprirlo? Non certo nelle civiltà evolute che l’hanno ormai sepolto sotto i compatti strati di una logica che riconosce solo la stretta e provata relazione tra cause ed effetti. E così si approda all'Africa che, se pur anche lei soggetta alla stessa metamorfosi, è ancora molto lontana dai traguardi raggiunti altrove e quindi più vicina alle proprie origini.

Quasi mai, questa ricerca, è il frutto di una scelta deliberata, si compie obbedendo all'irresistibile impulso del nostro inconscio, quello che la psicanalisi definisce il “sé profondo”, che non si avverte in modo consapevole, ma che dirige tuttavia in forma assoluta i nostri sentimenti, le nostre emozioni e – quindi – le nostre scelte di vita.

Se è questa la sensazione che ispira l’amore per l’Africa, un amore che attanaglia come una malattia, come una droga, allora lo si può legittimamente definire “Mal d’Africa”. Ma, ahimè, le cose non stanno sempre così e non è raro che le pulsioni che ispirano il “Mal d’Africa” siano spesso molto meno nobili di quanto vorrebbero apparire.

L’Africa, si è detto, fornisce un senso di libertà dalle convenzioni e dalle norme che esse contengono. Sono norme non imposte dalla natura, ma norme che l’uomo si è dato per potersi relazionare l’uno con l’altro nel reciproco rispetto di doveri e diritti. Trattandosi di un prodotto umano, in alcuni casi, queste norme, possono senz'altro mostrarsi fallaci, tuttavia, sono pur sempre quelle che regolano i rapporti umani. Il non rispettarle significa trasgredire le leggi, l’etica e la comune morale. Purtroppo è anche la possibilità di accedere a queste trasgressioni che può mascherarsi sotto l’improprio vessillo del “Mal d’Africa”.

Sono sempre di più quelli che approdano ai lidi africani, forti della certezza di poter dare sfogo, qui, a quelle pulsioni che, altrove sarebbero condannate. Sapendo ben ricorrere alla corruzione, ci si può arricchire, ottenere enormi privilegi e opportunità.

Si può soddisfare ogni perversione sessuale, anche la più disgustosa e turpe. Si può distruggere un rivale incolpevole e anche togliergli la vita, certi di non pagare pegno grazie a potenti protezioni prezzolate. Si può truffare, imbonire, depredare, sempre facendola franca e continuando ad ammantare il nostro vivere africano, come l’irresistibile esigenza del nostro “Mal d’Africa”.

Queste sedicenti vittime del “Mal d’Africa”, sono quelle che l’avvelenano e la uccidono, contagiandola con una “civiltà” di cui l’Africa – regolata dalle sue efficaci culture tribali – non aveva certamente bisogno. Forse non tutte queste culture erano condivisibili dal punto di vista occidentale, ma ai popoli africani andavano bene e le rispettavano. Noi abbiamo portato loro un dio biondo e con gli occhi azzurri, facendoglielo accettare come loro dio. Abbiamo imposto le nostre regole e il nostro sapere, rendendoli orfani delle loro certezze e lanciandoli così in un universo estraneo senza dotarli dei necessari strumenti culturali e conoscitivi. Gli abbiamo tolto quasi tutto, dandogli in cambio quasi nulla.
Questo concetto, lo esprime molto bene Robert Ruak nel suo libro “Something of Value” (Qualcosa che vale), la dove scrive che quando a un popolo si levano i suoi centenari riferimenti, occorre essere certi di poterlo sostituire con qualcos'altro di altrettanto valore. Noi non siamo stati capaci di farlo. In qualche ammirevole caso, alcuni di noi cercano di farlo ora, pur se tra mille difficoltà. Ma chi, innalzando la bandiera del “Mal d’Africa”, porta qui la sua cupidigia, le sue sozzerie e le sue presunzioni, facendo leva sulle abnormi condizioni createsi a seguito del contatto con il nostro mondo, è soltanto un opportunista spregevole e ipocrita cui nessun sentimento umano può essere attribuito.
by Africa Express

School girls in Kenya
School girls in Kenya

 

30 giugno 2018

Il dramma delle adolescenti sulla costa: sesso in cambio di assorbenti!

 

Nella Contea di Kilifi molte adolescenti scelgono di elargire prestazioni sessuali in cambio di soldi per poter acquistare assorbenti, biancheria o prodotti per l'igiene intima.

Le ragazze raccontando le loro esperienze con l'altro sesso parlando di richieste continue quotidiane da parte di adulti nei loro confronti, specie sulla strada del ritorno da scuola.

Richieste che spesso trovano soddisfazione permettendo loro, in estremo stato di povertà e con le normali esigenze di adolescenti, di acquistare beni di prima necessità. Tanto che alcuni compaesani (leggi italiani) si presentano direttamente con assorbenti, biancheria intima ed altri generi non eccessivamente costosi ma dannatamente necessari per le ragazzine.

 

La preoccupante diseguaglianza sociale ed economica porta a situazioni che non possono essere definite "scandalose", sono semplicemente "dolorose", in quei paesi in cui i governi non fanno nemmeno il minimo indispensabile per la propria gente!
by malindikenya.net

 

Commento:

Direi che queste ragazze, oltre agli assorbenti, hanno ben altro in testa!

È stata spogliata e stuprata. La bimba si chiama Mercy ed ha 10 anni
È stata spogliata e stuprata. La bimba si chiama Mercy ed ha 10 anni

 

16 luglio 2018

Incesto e stupro di minori in allarmante aumento in Kenya

 

Salvaguardare l’immagine precostruita (tanto idilliaca quanto effimera) di un’Africa, specie quella sub-sahariana, dove tutto è bello, buono, spettacolare e perfetto, è a dir poco disgustoso, ripugnante... turpe!
L’Africa conquista lo spirito; è vero. Lo conquista con i suoi colori, con la genuinità della sua splendida natura, con il richiamo a quelle origini che affondano nel mistero cosmico.
L'Africa però, fonda le sue radici su qualcosa di un po’ meno spirituale e di un po’ più fisico.
“La violenza sessuale sui minori avviene soprattutto in ambito domestico e a praticarla sono proprio i familiari più stretti", sostiene l'NGO Equality Now, che da anni si occupa del problema dei minori abusati.

Ci si aspettava che la crescente emancipazione sociale di questi Paesi avrebbe prodotto un declino di questo aberrante fenomeno e invece, nello sconcerto delle autorità che sovraintendono ai diritti dei minori, il fenomeno è in preoccupante incremento.

In Kenya, come in quasi tutti i Paesi, gli adolescenti in età scolare dipendono totalmente dal padre per il pagamento delle rette scolastiche. Rifiutare i suoi approcci incestuosi, quando ciò avviene, significa rinunciare alla propria istruzione. Su questi episodi, la società keniota tace, non perché non ne sia a conoscenza, ma perché “parlarne è male”, ed evidentemente, è ancor peggio del metterli in atto.
Difficile trovare una logica condivisibile in questi comportamenti, se non lanciandosi in un’improbabile ricerca speculativa sulle radici culturali e sui costumi che guidano le scelte della giovane civiltà africana. Del resto sono le stesse vittime a osservare il silenzio.

Malgrado la tenace omertà e l’ostilità delle famiglie, Equality Now ha raccolto testimonianze di ragazzine keniote violate, alcune di loro molti anni prima che raggiungessero l’età puberale. Una di queste, che è oggi diciassettenne, ha chiesto ad Equity Now, se fosse in diritto di uccidere il proprio padre, visto che, ha riferito, “Ha cominciato ad abusare di me da quando avevo solo sei anni”.
Secondo sconcertanti classifiche i predatori delle fanciulle sarebbero nell'ordine, i padri, gli zii, i cugini, i nonni, gli insegnanti, il personale domestico, i vicini di casa, i conducenti di boda boda (le motorette taxi) e il personale scolastico.

La verità, rivelata dal rapporto di Equality Now, non è tenera neanche nei confronti dei predatori sessuali europei che vengono in Kenya per dare sfogo a quelle pulsioni che in Patria li porterebbero dritti in galera, ma anche a questo riguardo il rapporto se la prende soprattutto con i kenioti: una polizia indifferente o addirittura collusa quando viene prezzolata per guardare altrove mentre il misfatto si compie; i familiari della vittima che non raramente cedono la propria creatura in cambio di una manciata di scellini; le autorità centrali e locali del Paese, che spesso sono loro stesse utenti del ributtante svago sessuale; le strutture scolastiche che, in luogo di formare i giovani alla dignità del vivere e di fortificare il proprio carattere, ne abusano loro stesse.

Insomma, uno scenario squallido e mortificante che pregiudica gravemente la formazione e l’autostima delle generazioni future rivelando scenari davvero sconvolgenti come quello confessato da una giovane studentessa nella contea di Makueni, area dell’etnia Kamba. Dall'età di dieci anni, la ragazza ha subito violenze sessuali da ben ventuno uomini diversi, incluso il proprio padre e l’insegnante dell’educazione primaria. Altre giovinette hanno rivelato che per ottenere la promozione alle classi superiori, hanno dovuto accettare rapporti sessuali con insegnanti e commissari d’esame.

Equity Now ha raccolto le confessioni delle ragazze violate in una serie di poster con cui ha addobbato le pareti di una sala del Safari Park Hotel di Nairobi, dove ha tenuto una conferenza sull'increscioso fenomeno, scagliandosi in particolar modo contro quelle madri che, sapendo, tacciono e si spingono addirittura a imporre il silenzio alle proprie figlie quando il violatore è un membro della famiglia. “Per non esporre mia figlia alla vergogna”, dicono, senza saper cogliere l’assurdità di una simile giustificazione.

Dopo aver subito una violenza sessuale, la vita di una donna cambia irrimediabilmente.
In Africa però è una vera condanna: la vittima diventa 'colpevole' perché lo stupro è una vergogna indicibile non per chi lo commette ma per chi lo subisce e diventa motivo di esclusione dalla famiglia, di abbandono, di percosse.
In Kenya queste donne possono però trovare rifugio e provare a ricostruirsi una vita a Umoja, un villaggio nella regione di Samburu riservato solo a loro e a tutte coloro che sono in fuga da maltrattamenti, mutilazioni genitali e soprusi. Il villaggio che oggi ospita 47 donne e 200 bambini, è stato fondato nel 1990 per sostenere le vittime di stupro da parte dei soldati britannici presenti nella zona, tornati in Patria dopo l'agognata indipendenza del paese africano nel 1963 (non era la prima era cristiana!) ed accolti con onorificenze da quella "pagnottella di sterco di vacca" che ancor oggi è la loro regina e da quel "porco", in senso figurato in quanto eunuco, ex primo ministro del Regno Unito Winston Churchill che, non potendo dar sfogo a pulsioni sessuali, diceva testualmente: “Sono senz'altro favorevole all'uso di gas velenosi contro tribù non civilizzate”, raggiungendo in tal modo l'orgasmo! (Vedi anche "Terrorismo" in Africa Ultime Notizie).

In Tanzania va ancor peggio! Un quarto delle ragazze tra quindici e diciannove anni sono incinte o hanno già partorito un bimbo.
Ovviamente è solo colpa delle ragazze e la risposta del governo è dura e senza appello: espulsione dalle scuole pubbliche!
E il presidente John Magufuli ha rincarato la dose: “Se resti incinta, hai finito”. Un parlamentare che ha osato criticare il pensiero di Magufuli è stato arrestato con l’accusa di aver insultato il presidente. Alle giovanissime non resta che iscriversi ad una scuola privata, ma la maggior parte delle famiglie non dispongono dei mezzi necessari per pagare la retta.
In Tanzania la percentuale delle ragazze gravide è ben più elevata che nel vicino Kenya, dove alle ragazze madri è permesso di continuare gli studi. Secondo un’indagine governativa, l’undici per cento delle giovani restano incinte dopo uno stupro, ma sono ugualmente costrette ad abbandonare la scuola.
La Tanzania non è l’unico Stato africano a punire così duramente le studentesse madri; la Guinea Equatoriale e la Sierra Leone applicano le stesse regole. Per le giovani donne una gravidanza non voluta rappresenta spesso la fine dei loro sogni. Alcune si sottopongono ad aborti clandestini, altre si sposano, le più finiscono a fare i lavori più umili o sono costrette a prostituirsi per sopravvivere.

 

In Niger migliaia di giovani donne vivono ancora in totale stato di schiavitù, malgrado sia stata abolita nel 2003 (non nel medioevo!). Spesso ragazze giovanissime vengono vendute dalle famiglie ad uomini vecchi e ricchi. È cosa risaputa che in certi ambienti una “moglie giovane” contribuisce ad aumentare il proprio prestigio. Generalmente le ragazzine subiscono abusi di ogni genere: fisici e psicologici, a volte condannate a vita ai lavori forzati dai “vecchi sporcaccioni”.
Si calcola che in Niger ci siano 870 mila schiavi.
Uno di loro, una donna venticinquenne, racconta la sua vita: “Sono nata schiava e Dio mi ha creata per questo. Quando avrò finito questa vita, finalmente raggiungerò il paradiso che mi è stato promesso. I miei genitori erano schiavi del mio padrone che ora comanda su 200 persone: 100 uomini, 50 donne e 50 ragazzi. Il solo pensiero di abbandonare il padrone mi terrorizza. Io conosco solo questo posto. Se mi allontano avrò sicuramente grandi problemi. Il marabù mi ha detto che non posso lasciare il padrone altrimenti potrei morire o essere trasformata in animale. Io non voglio diventare una capra!”
Il "marabù" è il gran sacerdote del villaggio. Una sorta di imam musulmano che ha “ereditato” i poteri magici dalla stregoneria animista africana, più efficaci, da queste parti, di quelli del Profeta. È lui che considera gli schiavi una benedizione di Dio e che, così, ne giustifica l’esistenza. I marabù, in effetti, sono quelli che posseggono il maggior numero di schiavi.

From collaboration with Africa Express

Toblerone oltre mezzo secolo fa
Toblerone oltre mezzo secolo fa

 

Va sottolineato che:

 

Superato l’atroce rito della mutilazione genitale, tuttora praticato in Africa non solo dalle etnie islamiche, ma anche da molte tradizioni tribali animiste, molte bambine, alla soglia dell’adolescenza, vengono vendute in moglie a uomini anche vecchissimi, come è avvenuto a Vanessa Cheruto, una bimba di soli nove anni del West-Pokot, in Kenya, che era stata venduta dalla propria famiglia, fin dall'età di tre anni, all'ultrasettantenne capo di un “Boma” (villaggio) che, al prezzo di due bovini e di una modesta somma in denaro se ne era assicurata la “proprietà” assegnandole il ruolo di ultima delle sue cinque mogli.

Con il drammatico avvento dell’AIDS, che in Africa ha mietuto e miete ancora migliaia di vittime, in alcune zone rurali del Kenya, è nata una raccapricciante credenza: se un uomo affetto dal morbo si congiunge con una bambina che non ha ancora raggiunto la pubertà, ha grandi possibilità di liberarsi dall'infezione, trasferendola alla piccola vittima.

Anche i bambini maschi, pur se in forma ridotta, non sono esenti da questi raccapriccianti rischi e si può ben capire quali disastri queste azioni possano creare, sia nel percorso verso la maturità di queste piccole ed incolpevoli vittime, sia nel più vasto disegno dell’emancipazione africana.

Ma cosa cercano, cosa realmente attrae uomini e donne, europei in particolare, nell'Africa sub-sahariana?
Il "Toblerone" è evidente! ...sfruttato e nazionalizzato da oltre mezzo secolo, ma poi propagandato, dai sudditi di sua maestà la regina! Gli italiani oggi raccolgono gli avanzi, ...ma che avanzi!