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Antilopi


Antilopi
Antilopi

Un'Antilope è un membro di un certo numero di ungulati artiodattili specie indigene di diverse regioni dell'Africa e dell'Eurasia. Le antilopi comprendono un vario gruppo all'interno della famiglia dei bovidi ad esclusione dei bovini, pecore, bufali, bisonti e capre. Un gruppo di antilopi è chiamato mandria.
Di solito il termine raggruppa tutte le specie di Alcelaphinae, Antilopinae, Hippotraginae, Reduncinae, Cephalophinae, Bovinae, il Rhebok grigio e l' Impala sono chiamate antilopi.

Impala

Gruppo di impala femmine (Aepyceros melampus).
Gruppo di impala femmine (Aepyceros melampus).


L'Impala (Aepyceros melampus), "Swalapala" in Swahili, Impala in Inglese, mammifero artiodattilo della famiglia dei Bovidi, è una antilope di medie dimensioni diffuso nelle savane dell'Africa orientale e centro-meridionale.
È l'unica specie del genere Aepyceros.
Ha un corpo di medie dimensioni, dal mantello bruno-rossiccio con fianchi più chiari e ventre bianco. La parte posteriore alta delle cosce è attraversata da una striscia nera verticale. L'altezza al garrese è di poco inferiore al metro, il corpo è lungo fino a 2 metri ed il peso si aggira sui 50 kg. Il maschio ha corna a forma di lira.
Si tratta di creature gregarie, che vivono in branchi. Si possono distinguere due tipi di branchi: il primo composto da molte femmine con la prole, accompagnate da un maschio che vigila affinché il branco non si disperda e che aggredisce i maschi che cercano di introdursi, il secondo composto da maschi adulti non dominanti e dai giovani.
Incredibilmente agili, gli impala sono in grado di saltare con un solo balzo 10 metri in lunghezza e 3 in altezza, inoltre possiedono una vista acutissima. Questa specie dinanzi ad un predatore utilizza tecniche molto efficaci di disorientamento: correre in tutte le direzioni e compiere salti elevati, fare forza sulle zampe anteriori colpendo con le posteriori in aria.
Sono animali erbivori: la loro dieta si compone di una varietà ampia di erbe e arbusti legnosi.
Il suo areale si estende nell'Africa del Sud abbracciando la Namibia, il Sudafrica, l'Angola, il Mozambico, lo Zaire, il Ruanda, l'Uganda, il Kenya e la Tanzania.


Cobo

Cobo maschio (Kobus ellipsyprimus)-
Cobo maschio (Kobus ellipsyprimus).


Il Cobo (Kobus ellipsiprymnus), "Kuru" in Swahili, Waterbuck in Inglese, detto anche antilope d'acqua o, a causa del suo aspetto, antilope cervo, è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Bovidi.

Il cobo è una grande antilope (altezza 120–130 cm, peso 200–250 kg) che si trova sempre vicino ai fiumi ma che, nonostante il suo nome alternativo di antilope d'acqua, vive anche in terreni più asciutti.
I suoi zoccoli sono di colore nerastro, mentre il manto, che dà al marrone, presenta delle linee bianche attorno al muso e intorno agli occhi, come pure dietro alle orecchie e a volte attorno al collo. Inoltre, c'è un cerchio intorno alla parte posteriore o addirittura una macchia bianca. I maschi adulti hanno colli robusti e massicci e alcuni sono dotati di una specie di collare folto ed incolto che scende lungo tutta la gola. Solo i maschi sono dotati di corna lunghe e slanciate, con nervature che partono dalla base e giungono alla cima, che risulta leggermente incurvata all'infuori e con una lieve flessione prima verso la nuca, poi verso l'esterno.

Il cobo si trova su quasi tutti i territori dell'Africa a sud del Sahara.
Un tipo a macchia bianca sul groppone, conosciuto con il nome di cobo defassa o singsing, vive nelle parti più occidentali di questo territorio. Un secondo tipo, con un cerchio bianco sul groppone, e conosciuto come cobo dall'ellisse, si trova più ad oriente. Dapprima si riteneva che questi animali appartenessero a due specie diverse, mentre ora si è potuto determinare che questi si incrociano al confine delle loro zone. Così in alcune parti dell'Africa orientale, quali il Parco Nazionale di Nairobi, le greggi che vi si trovano non possono essere facilmente classificate come appartenenti ad un tipo o all'altro, ma presentano tutte le caratteristiche intermedie degli animali con la macchia bianca e quelli che hanno soltanto un cerchio bianco.
A sud delle regioni orientali dei loro territori questi animali sono divisi da barriere geografiche. Inoltre, ogni tipo presenta delle differenziazioni geografiche ed esistono 13 sottospecie di cobo, 4 appartenenti al cobo dall'ellisse e 9 al cobo defassa, e differiscono l'una dall'altra dal colore, dalla linea più o meno marcata del bianco attorno agli occhi, dalla lunghezza delle orecchie e da altri particolari.

Il cobo vive nella zona della savana come pure in zone più aride, ma sempre in vicinanza dell'acqua. Generalmente sono animali diurni e, lì dove non vengono disturbati dalla caccia, come per esempio il Parco di Nairobi, si possono vedere durante tutto il giorno nelle praterie da dove si ritirano verso il fogliame più fitto solo al calar del sole, mentre nei luoghi ove questi animali sono stati sempre disturbati e ove è sempre stata data loro la caccia, come per esempio nel Congo ed in Somalia, hanno acquisito l'abitudine di uscire dalla fitta vegetazione solo di notte e di dormire al contrario di giorno. Questo è un chiaro esempio della maniera nella quale le abitudini degli animali possono essere modificate da fattori esterni, quali le pressioni esercitate dall'uomo.

Il maschio del cobo possiede in proprio un territorio la cui grandezza oscilla da un quarto fino ad un chilometro quadrato, con un fronte lungo il fiume e gli altri lati in direzione dell'entroterra, nella zona erbosa da pascolo. Il maschio va in lungo e in largo per il boscame rivierasco del suo territorio i cui confini sono nettamente definiti dal comportamento del proprietario, più lungo il fiume, non altrettanto nel retroterra.
La lunghezza del fronte-fiume indica il rango che il maschio detiene. Inoltre, il maschio cerca di attirare le femmine nel suo territorio e qualora un gruppo di queste lo attraversi cercherà di trattenerle, mentre i suoi vicini si avvicineranno al confine pronti a riprendersi le femmine appena usciranno da quel territorio. Il maschio dirige le femmine correndo davanti a loro poi si ferma, testa alzata e zampe anteriori congiunte, bloccando in tal modo loro la strada; mentre queste si muovono correrà anche attorno a loro spingendole con le corna o le zampe.

Le femmine possiedono a loro volta le loro zone utilizzate per il pascolo. Queste sono di grandezza simile ai territori dei maschi, ma indifese. Perciò un gruppo di femmine può spostarsi senza che nulla loro lo vieti fino al territorio interno del vicino, e riallontanarsene quando più lo ritenga opportuno. Queste zone tagliano i territori dei maschi così che le femmine sono costantemente molestate quando si aggirano per il pascolo. Passano la notte con i loro piccoli nei cespugli lungo il fiume in gruppi di tre o quattro e durante il giorno spaziano lungo i territori a loro destinati, in gruppi più numerosi fino alle 30 unità. Alle femmine si accompagnano alcuni adolescenti maschi, ma quelli che hanno superato il periodo della pubertà sono di solito allontanati dai proprietari dei territori e debbono dunque unirsi a un gregge periferico fino a quando non possono a loro volta stabilire i limiti di un loro territorio.

Quando il maschio dà il benvenuto ad una femmina la odora e le lecca la vulva o la coda oppure assume la posa "flehmen", ovvero a testa alzata, le labbra tirate all'indietro, il naso arricciato, e poi applica il "laufschlag", ovvero dà una serie di colpetti fra le gambe della femmina oppure alla sua pancia con le zampe anteriori. Monta la femmina senza per questo compiere l'accoppiamento.
Il maschio pascolerà insieme alle femmine che ha attirate nel suo territorio e a volte eseguirà per queste una cerimonia di benvenuto. Una femmina in calore si allontanerà di più del solito e andrà a brucare l'erba per un periodo più lungo. Dunque, passa attraverso i territori di vari maschi e la cerimonia di benvenuto diventa più calorosa del solito. Per esempio, il maschio strofinerà contro la femmina il muso e la base delle corna, lì dove vi sia una depressione ricca di nervi. Spesso appoggerà le corna sulle due parti del groppone della femmina spingendola leggermente.

La gestazione dura 240 giorni e il piccolo viene partorito nella boscaglia lungo il fiume. Dapprima la mamma lascerà il rifugio solo la mattina tardi e ritornerà prima delle femmine non madri evitando di lasciare solo il piccolo per un tempo troppo lungo. In seguito, a 3 o 4 settimane, il piccolo comincerà a venire all'aperto. Anche se il rapporto numerico fra le nascite dei maschi e delle femmine è uguale solo il 30% della popolazione adulta è costituita da maschi.

Il cobo predilige le erbe adulte e durante le inondazioni spesso rimane con l'acqua fino al ventre per alimentarsi delle parti di piante mature che emergono in superficie.

La carne del warterbuck ha fama di essere immangiabile e di gusto muschiato a causa delle ghiandole che secernono un odore nauseante, tuttavia ciò è vero solo in parte: è il grasso, soprattutto, e la cute, che possono dare alla carne tale sgradevole sapore ed odore, mentre, preparata in maniera da eliminare tali parti, la carne è del tutto mangiabile, anche se sicuramente meno buona di quella di altre antilopi. Questo fatto ha alimentato la diceria secondo cui molti predatori non lo caccerebbero.


Eland o Antilope alcina

Eland (Taurotragus oryx).
Eland (Taurotragus oryx).


L'Antilope alcina, nota anche come Taurotrago o Eland comune (Taurotragus oryx), "Pofu" in Swahili, Eland in Inglese, è un'antilope che abita le savane e le pianure dell'Africa orientale e meridionale.
L'antilope alcina può raggiungere la lunghezza del corpo di 200–340 cm e una coda di 50–75 cm e un'altezza al garrese di 130–180 cm e pesare dai 300 kg alla tonnellata.
Mentre il manto delle femmine è bruno, quello dei maschi è più scuro, tendente al grigio-bluastro; alcuni esemplari possono avere una striscia bianca verticale su entrambi i lati del dorso. I maschi hanno un folto ciuffo di pelo sulla fronte e una larga giogaia. Le corna, lunghe circa 65 cm e quasi completamente dritte, sono presenti in entrambi i sessi. Le corna delle femmine sono più lunghe ma anche più esili.

La dieta dell'antilope alcina si compone in prevalenza di erba, rami, foglie e cortecce. Si tratta di animali diurni che, tuttavia, tendono all'inattività nelle ore più calde della giornata. I branchi sono composti solitamente da 30-80 individui ma possono arrivare a contarne sino a 400.
La maturità sessuale viene raggiunta per le femmine tra i 15 ed i 36 mesi, più tardivamente per i maschi (4-5 anni).
La gestazione dura 9 mesi; ogni femmina dà alla luce un solo cucciolo, che viene allattato sino al sesto mese circa.
L'aspettativa di vita media è di circa 25 anni.
Alcuni esperti ritengono che l'antilope alcina sia una specie appartenente al genere Tragelaphus, anche se, solitamente, è ascritta al genere Taurotragus insieme all'Eland gigante (Taurotragus derbianus).


Topi

Topi (Damaliscus lunatus)
Topi (Damaliscus lunatus)

 

Il Topi (Damaliscus lunatus), noto anche come tsessebe, tiang o korrigum, "Nyamera" in Swahili, Topi in Inglese, è un'antilope delle savane e delle aree soggette ad allagamenti che vive in Africa orientale e meridionale.
Il topi raggiunge un metro di altezza al garrese e un peso tra gli 85 e i 165 chilogrammi. Il suo mantello è di un colore rosso ruggine, con le zampe e il petto neri e una striscia nera che corre dalla fronte alla punta del naso. Le corna, a forma di lira e piuttosto anellate, possono raggiungere in entrambe i sessi i 70 centimetri. Le corna degli animali più vecchi tendono a rivolgersi verso il basso, caratteristica che può essere usata per assegnare sul campo l'età degli individui.
La specie è diffusa nelle savane e nelle aree soggette ad allagamenti in Sudan, Ciad, Kenya, Tanzania e in Africa meridionale.
I damalischi sono animali erbivori. I maschi posseggono territori che si estendono da qualche decina di migliaia di metri quadrati a qualche chilometro quadrato. Questi sono marcati con urina e feci. Nella stagione degli amori, alcuni maschi difendono i lek (piccola superficie utilizzata come territorio di esibizione e di accoppiamento con le femmine di passaggio) e le femmine si accoppiano preferenzialmente con i possessori dei lek centrali; altri maschi, comunque, continuano a occupare territori convenzionali. Le femmine vivono generalmente in branchi sciolti che raggiungono i venti individui tra femmine e piccoli. Comunque, possono migrare insieme anche migliaia di topi.
I maschi ingaggiano combattimenti per il territorio o per il suolo del lek e questi vengono combattuti ponendosi sulle ginocchia per poi duellare con le corna. Si possono vedere anche combattimenti tra maschi e femmine.
I topi possono raggiungere, quando sono spaventati, i 70 chilometri all'ora e compiere talvolta grandi balzi in alto per fuggire via da un pericolo. Hanno la reputazione di essere i più veloci tra tutte le antilopi, nonostante questo fatto venga ancora discusso, dal momento che l'antilocapra nordamericana può raggiungere i 98 chilometri all'ora.


Hirola

Hirola o Damalisco di Hunter (Beatragus hunteri)
Hirola o Damalisco di Hunter (Beatragus hunteri)

 

Il Damalisco di Hunter (Beatragus hunteri), noto anche come "antilope del cacciatore", è un'antilope africana, presente in una regione ristretta fra il fiume Tana (Kenya) e il fiume Juba in Somalia, e nel Parco di Tsavo Est (Kenya).
In Inglese si chiama Hunter's hartbeest, Topi Hunter o Hirola; in Swahili "Nyamera".

Il Damalisco di Hunter è molto simile al Damalisco comune o Topi.
Ha un'altezza al garrese di circa 1 m e un peso compreso fra 70 e 110 kg. Ha un manto fulvo omogeneo, con toni più scuri sulle zampe. Sul muso, una linea di pelo bianco unisce i due occhi. La coda (più lunga di quella del topi) è bianca, con la punta nera. Sia maschio che femmina hanno corna sottili e puntute, incurvate verso l'alto e verso l'esterno; quelle del maschio sono più spesse e più lunghe, e possono arrivare a 70 cm di lunghezza.
Il damalisco di Hunter vive in aree di savana, sia erbosa che semi arida e arbustiva, e si nutre di erba corta. Possono passare lunghi periodi senza bere.
I damalischi di Hunter sono animali gregari. Le famiglie, costituite da un maschio e un certo numero di femmine con i piccoli, arrivano in genere fino a 15-20 individui; a seconda del periodo dell'anno, le famiglie si uniscono a formare branchi anche di centinaia. Durante i periodi passati in branco, le famiglie talvolta si scambiano dei membri, cosa che contribuisce ad arricchire la varietà genetica delle famiglie.

Gli adulti sono predati soprattutto da leoni e ghepardi. I piccoli sono esposti anche agli attacchi delle iene e delle aquile. Nell'area di diffusione dei damalischi, inoltre, il bracconaggio è piuttosto diffuso e costituisce un'importante causa di morte per questi animali.
La popolazione di damalischi di Hunter era considerata in pericolo già nel 1963. Da allora, ha subito due periodi di contrazione. Nel periodo 1976-1978, la popolazione è scesa da 14.000 a 2.000 individui, per causa tuttora ignote. Nel 1995, probabilmente a causa di un incremento del bracconaggio, la popolazione è ulteriormente scesa fino a 300 individui. Oggi i damalischi di Hunter sono una delle specie più rare e più prossime all'estinzione del pianeta.
Il Kenya sta portando avanti alcuni progetti di conservazione, difendendo una piccola popolazione (meno di un centinaio di capi) nel Parco di Tsavo Est.
La Zoological Society of London, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera Beatragus hunteri una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione.


Kudu

Kudu (o Cudù) maggiore (Tragelaphus strepsiceros)
Kudu (o Cudù) maggiore (Tragelaphus strepsiceros)

 

Il Kudu o (Cudù) maggiore (Tragelaphus strepsiceros), "Tandala mkubwa" in Swahili, Greater Kudu in Inglese, è un’antilope facente parte della famiglia dei Bovidae, noto soprattutto in quanto è una tra le cause principali della trasmissione della rabbia nel paese di residenza. Questo esemplare infatti, vive nelle zone boschive dell’Africa meridionale e orientale.
È alto circa 1,5 metri e può raggiungere un peso massimo di circa 300 Kg, presenta dimorfismo sessuale in quanto i maschi sono più grossi delle femmine. Il colore del manto può essere o grigio e blu o marrone scuro, in entrambi i casi presenta delle caratteristiche striscioline bianche che gli solcano in verticale tutto il corpo.
Presentano un caratteristico ciuffo sul collo, sulle spalle e lungo la gola, soltanto i maschi posseggono delle lunga e robuste corna (possono arrivare a circa mezzo metro di lunghezza), le quali possono fare una, due o tre pieghe.
Il Cudù maggiore vive in piccoli gruppi, massimo dieci unità per branco, sempre dello stesso sesso, i maschi raggiungono le femmine solo durante il periodo degli accoppiamenti. Queste abitudini cambiano solo durante il periodo della stagione secca, dove i gruppi sono misti (femmine con i piccoli e maschi) e possono raggiungere anche le cento unità per branco.
Essendo un esemplare erbivoro, si nutre esclusivamente di erba e foglie, che trova nelle zone boscose e nella macchia africana. È un esemplare ruminante, quindi quando si nutre, ingoia solo parzialmente il cibo, che in un secondo tempo rigurgita e rimastica per la seconda volta.
Durante i periodi di siccità, questo animale, per riuscire a sopravvivere, escogita diverse soluzioni, come per esempio nutrirsi di angurie o conservare l’acqua nel primo stomaco o scavare con le corna in profondità, fino a raggiungere le radici cariche d’acqua. Durante i periodi delle piogge invece, smette di utilizzare tutte queste tecniche e semplicemente si nutre di erba fresca.
A differenza degli esemplari giovani, gli adulti sono attivi sia durante il giorno che durante la notte, momenti in cui possono decidere di cibarsi e compiere altre attività necessarie per la sopravvivenza. In presenza di rami particolarmente alti, il Kudu utilizza le sue possenti corna per tirare e spezzare i rami, in modo da potersene nutrire.

Durante il periodo degli accoppiamenti, i maschi combattono con gli altri maschi per potersi “aggiudicare” la femmina, in seguito il periodo di gestazione durerà circa 9 mesi, una volta nato, il piccolo verrà allattato per circa sei mesi, anche se poco per volta, inizierà già a brucare anche un po’ di erba.

Kudu (o Cudù) minore (Tragelaphus imberbis)
Kudu (o Cudù) minore (Tragelaphus imberbis)

 

Il Kudu o (Cudù) minore (Tragelaphus_imberbis), "Tandala ndogo" in Swahili, Lesser Kudu in Inglese, è un'antilope che vive nelle foreste dell'Africa orientale.

Il Cudù minore è alto circa un metro al garrese e pesa tra i 50 e i 100 kg, con i maschi che sono più grandi delle femmine. I maschi hanno un manto grigio-bruno, mentre le femmine sono di color castano, con la parte inferiore del corpo bianca.
In entrambi i sessi sono presenti dieci strisce bianche nella parte posteriore e due ciuffi di peli nella parte inferiore del collo. I maschi hanno una piccola giogaia e corna a spirale lunghe circa 70 cm.
I cudù minori vivono presso le boscaglie e le foreste, dove si nutrono di foglie. Sono attivi dal crepuscolo all'alba e vivono in branchi di 2-5 membri di entrambi i sessi (raramente possono arrivare a 24 esemplari).


Oribi

Oribi (Ourebia ourebi).
Oribi (Ourebia ourebi).

 

L'Oribi (Ourebia ourebi), "Taya" in Swahili, noto anche come "Oorbietjie" in lingua afrikaans, Oribi in Inglese, è una piccola e graziosa antilope dalle zampe sottili e dal collo lungo diffusa in quasi tutte le praterie dell'Africa sub-sahariana.
È l'unica specie del genere Ourebia.

L'oribi, la più piccola specie tra le antilopi che si nutrono esclusivamente pascolando, è un ungulato di medie dimensioni con zampe sottili, collo lungo e piccole corna appuntite. Misura 92–140 cm di lunghezza, 50–70 cm di altezza al garrese e pesa 14–21 kg. Il suo manto sericeo è di colore variabile dal giallo al marrone-rossastro sul dorso, ma è sempre bianco sul ventre. Su ogni ginocchio è presente un lungo ciuffo di peli; la coda, piuttosto breve, è nera sopra e bianca sotto. Al di sopra degli occhi vi è una linea di peli bianchi, spesso impiegata dagli osservatori per distinguere l'oribi da altre specie di ungulati. Sotto ogni orecchio vi è una chiazza priva di pelo di colore scuro, mentre sui lati della faccia vi sono delle pieghe verticali che ospitano le ghiandole pre-orbitali. Queste ghiandole producono una secrezione odorosa utilizzata per marcare il territorio.

L'oribi è diffuso nelle savane di quasi tutti i Paesi dell'Africa sub-sahariana. Il suo areale si estende dal Senegal a ovest fino all'Etiopia centrale e alla Somalia meridionale a est, spingendosi a sud fino al Kenya orientale, al nord del Botswana, all'Uganda e all'Angola; popolazioni sparse e discontinue si incontrano anche in Mozambico, Zimbabwe e nelle regioni centrali e orientali del Sudafrica. Vive nelle praterie aperte, prediligendo habitat con zone di erba bassa in cui pascolare inframmezzate da aree di erba alta in cui nascondersi.

Gli oribi vivono generalmente in coppie o in gruppi composti al massimo da sette esemplari. Di solito in ogni gruppo è presente un unico maschio adulto e fino a un massimo di tre femmine adulte. Questi gruppi sono territoriali e ciascun membro marca i confini del proprio territorio con urina, feci e le secrezioni prodotte dalle ghiandole pre-orbitali poste sulla faccia. Attivo di giorno, l'oribi si nutre pascolando l'erba fresca durante la stagione umida, e brucando dagli arbusti nei periodi di siccità. Per incrementare la dieta, ogni pochi giorni visita depositi salini naturali.
Sebbene gli oribi possano riprodursi in ogni periodo dell'anno, la maggior parte delle nascite avviene durante la stagione delle piogge, quando la savana è più ricca di nutrimento e di copertura vegetale. Dopo una gestazione di 200-210 giorni, la femmina dà alla luce un unico piccolo. I maschi raggiungono la maturità sessuale a 14 mesi, mentre le femmine possono rimanere gravide già a partire dai 10 mesi.

Se minacciato da un predatore, l'oribi rimane nascosto tra l'erba alta fino a quando il predatore non si avvicina a pochi metri. Allora spicca un balzo attraverso l'erba e fugge via continuando a saltare, mettendo in mostra il bianco della coda per avvisare del pericolo i conspecifici. Inoltre l'oribi, quando è allarmato, emette un fischio penetrante, e alcuni esemplari sotto minaccia sono stati visti saltare verticalmente con tutte e quattro le zampe distese e il dorso inarcato (comportamento noto come "stotting").

L'oribi viene cacciato intensamente per la sua carne e gli habitat in cui vive sono minacciati dall'avanzata degli insediamenti umani; per questi motivi, le popolazioni e l'areale di questa specie sono enormemente diminuiti.


Dik-dik

Dik-dic (Madoqua).
Dik-dic (Madoqua).

 

Il nome Dik-dik o Dik dik, "Digidigi" in Swahili, Kirk's Dik Dik in Inglese, indica le piccole antilopi del genere Madoqua (Madoqua guentheri e Madoqua kirkii).
Si trovano nelle regioni meridionali e orientali dell'Africa.

Il nome "dik-dik" è onomatopeico e richiama il verso che questi animali fanno quando vengono spaventati.

I dik-dik adulti hanno un'altezza al garrese compresa fra 30 e 40 cm, e pesano fra i 3 e i 5 kg. Hanno il muso allungato e un pelo morbido di colore grigio o marrone sul dorso e bianco-rosato sul resto del corpo. Molte specie hanno un anello di pelo chiaro intorno agli occhi. Il pelo sulla parte superiore del capo a volte forma un ciuffo verticale che può nascondere le corna del maschio, che sono corte (circa 7 cm), anellate e incurvate all'indietro. Le femmine sono un po' più grandi dei maschi. I neonati pesano circa 700 g. I piccoli raggiungono la maturità sessuale dopo 6-8 mesi.

I dik-dik prediligono le regioni erbose e i cespugli, ma evitano la vegetazione in cui il fogliame arriva all'altezza della loro linea visiva. Si trovano soprattutto nelle pianure aperte, in genere nelle stesse aree dove pascolano giraffe e antilopi e gazzelle di altre specie.
I dik-dik sono monogami e territoriali. Ogni coppia controlla un territorio di una dozzina d'acri (un ventesimo di km²). Si nutrono soprattutto la sera dopo il tramonto o prima dell'alba. Quando uno dei componenti della coppia muore, l'altro si lascia morire di stenti.

I dik-dik sono erbivori, e si nutrono di foglie, erba, frutta e bacche. Non hanno bisogno di bere. La forma del capo dei dik-dik consente loro di raggiungere le foglie dell'acacia in mezzo alle spine, e di nutrirsi tenendo il collo ritto in modo da mantenere un buon angolo di visuale dell'ambiente circostante.
I dik-dik sono predati sia dai grandi carnivori africani (leoni, ghepardi, e così via) che da quelli di piccola taglia come caracal o gatti selvatici. Anche le aquile, i varani e i pitoni attaccano frequentemente i dik-dik.


Oreotrago

Oreotrago, Saltarupi o Klipspringer (Oreotragus oreotragus)
Oreotrago, Saltarupi o Klipspringer (Oreotragus oreotragus)

 

Il Saltarupi, od Oreotrago, (Oreotragus oreotragus), “Mbuzi mawe” in Swahili, è spesso indicato anche con il nome Inglese Klipspringer, composto delle parole Klip ("rock") e Springer ("saltatore"). Un altro nome per questa antilope è "Klipbok".
L’Oreotrago è una piccola antilope africana. È l'unica specie del genere Oreotragus.

I saltarupi sono antilopi di piccole dimensioni: le femmine sono alte 50-53 cm, e i maschi 49-52 cm. Il manto è fitto, di colore marroncino e bianco con sfumature olivastre. I singoli peli sono cavi, una caratteristica unica fra i bovidi. I maschi hanno corna appuntite, ben distanziate, di 10-20 cm di lunghezza. Entrambi i sessi sono dotati di ghiandole sotto gli occhi e i maschi hanno una ghiandola aggiuntiva sul prepuzio.
Sono diffusi per tutta l'Africa orientale, dal Capo di Buona Speranza fino all'Etiopia. Prediligono le zone rocciose, come monti e canyon, dove il manto screziato li aiuta a mimetizzarsi. Si nutrono di erbe che crescono fra le rocce, incluse piante succulente che sono sufficienti a soddisfare il loro bisogno di acqua.

I saltarupi sono animali territoriali, vivono in coppie o in piccoli gruppi, in genere formati da una coppia con i cuccioli. Durante la stagione secca, i gruppi familiari si radunano in branchi di 6-8 individui. Marcano il perimetro con le secrezioni delle ghiandole pre-orbitali e con le feci. I maschi difendono aggressivamente il loro territorio.
La stagione degli amori va da settembre a gennaio, e la gestazione dura circa 215 giorni.

Tipicamente notturno (attivo soprattutto di notte), il klipspringer riposa durante la metà del giorno e alla sera tardi;l'animale tende ad essere più attivo nelle notti di luna. Si crogiola al sole del mattino per scaldarsi.
Un animale gregario, il klipspringer, come il dik-dik e l’oribi.
Il klipspringer è monogamo in misura molto maggiore rispetto ad altre antilopi, le coppie potrebbero durare per tutta la vita.
La vocalizzazione principale è un fischio acuto, usato come mezzo di comunicazione o di risposta anti-predatore.
I predatori sono il Babbuino, lo Sciacallo, il Caracal, il Leopardo, l'Aquila marziale, il Servalo, la Iena maculata e l'Aquila di Verreaux.
A partire dal 2008, quasi il 25% della popolazione si trova in aree protette come i Parchi Nazionali Tsavo Est e Ovest (Kenya).


Cervicapra redunca

Cervicapra redunca - Eastern Bohor Reedbuck (Redunca redunca)
Cervicapra redunca - Eastern Bohor Reedbuck (Redunca redunca)

 

La Cervicapra redunca o semplicemente Cervicapra (Redunca redunca) è un'antilope dell'Africa centrale.

In Inglese viene chiamata Eastern Bohor Reedbuck, in Swahili “Tohe”. L'animale è posto sotto il genere Redunca e nella famiglia dei bovidi.

La Cervicapra è un'antilope di medie dimensioni: 75 cm di altezza al garrese per un peso di circa 50 kg. Ha un pelo folto e lungo, di colore fulvo screziato di grigio, bianco sul ventre. La coda è corta e bianca nella parte inferiore. I maschi hanno corna robuste, divergenti verso l'esterno, con una curvatura all'indietro seguita da una contro curvatura in avanti, per una lunghezza complessiva di circa 40 cm.

Le Cervicapre vivono soprattutto nei terreni erbosi vicino all'acqua. Si nutrono in genere di erba, ma durante la stagione secca si possono adattare ad altri alimenti vegetali; nei pressi di fattorie sono state anche viste nutrirsi di grano e altri cereali.

Le Cervicapre vivono in coppie o in gruppi familiari, sporadicamente in grandi branchi. Sono territoriali ma anziché marcare il territorio con segnali odorosi (come altre antilopi) dichiarano il proprio possesso emettendo dei versi molto peculiari, simili a fischi o gracidii di rane. Sono animali diurni, ma si ritirano all'ombra nelle ore più calde.
La gestazione dura 220 giorni e il parto è uniparo. La vita media della Cervicapra è di 10 anni.

Il Reedbuck Bohor abita prati e paludi umide e boschi. È endemico in molti stati dell’Africa centrale tra cui il Kenya.


Tragelafo striato

Tragelafo striato - Bushbuck - Imbabala (Tragelaphus scriptus sylvaticus)
Tragelafo striato - Bushbuck - Imbabala (Tragelaphus scriptus sylvaticus)

 

Il Tragelafo striato (Tragelaphus scriptus), Bushbuck in Inglese, è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Bovidi.
Il tragelafo striato è l'antilope più piccola del genere Tragelaphus al quale appartengono, fra l'altro, i Nyala, i Cudù ed i Sitatunga.

È alto all'incirca 70–76 cm e pesa dai 50 agli 80 kg. Il colore del dorso e dei fianchi va da fulvo chiaro nelle femmine al marrone scuro nei maschi, che sono anche più scuri nelle parti inferiori.
Il corpo è abbondantemente macchiettato e striato di bianco; vi sono svariate macchie di bianco sulla gola, due macchie sulle guance al disotto degli occhi e tracce di bianco attorno alle labbra e al mento.
Inoltre, strisce bianche sono presenti nella parte interna delle zampe, invece sul corpo vi sono varie macchie e strisce in tutte le direzioni. Il disegno di queste, infatti, varia notevolmente nelle 8 sottospecie esistenti.
I maschi sono notevolmente più grandi delle femmine; possiedono una folta «criniera», presente lungo tutto il dorso, che erigono ogni qualvolta sono in preda ad inquietudine, nonché un paio di corna aguzze, la cui lunghezza può raggiungere i 55 cm.
A volte, ma molto raramente, anche le femmine sono dotate di corna.
Nei maschi, ad ogni modo, esse si attorcigliano più di una volta e sono dotate di «carena» sia sulla parte anteriore che su quella posteriore.
Spesso i vecchi maschi hanno chiazze spelate attorno al collo, dovute allo sfregamento delle punte di dette lunghe corna contro il pelo ogni volta che volgono la testa all'indietro per passare nel fitto sottobosco.

Il tragelafo striato viene suddiviso in otto sottospecie:
T. s. scriptus
• T. s. bor
• T. s. decula
• T. s. fasciatus
• T. s. knutsoni
• T. s. meneliki
• T. s. ornatus
• T. s. sylvaticus
Due sottospecie sono le più rappresentative, il Kéwel (Tragelaphus s. scriptus) e il Imbabala (Tragelaphus s. sylvaticus). Entrambe le sottospecie sono più strettamente correlate ad altri membri della famiglia Tragelaphine rispetto gli uni agli altri (il Imbabala al Bongo e al Sitatunga, e il Kéwel al Nyala).
Mentre il Kéwel è diffuso in Africa occidentale e centrale, il Imbabala è distribuito nella parte orientale dell'Africa, dalla Somalia ed Etiopia fino ad Sud Africa.

Gran parte della letteratura scientifica di interesse si riferisce solo al Imbabala, non al Kéwel, come nel resto del testo che segue.
Il Imbabala (Tragelaphus scriptus sylvaticus) o Antilope dei boschi, "Mbawala o Pongo" in Swahili, Cape Bushbuck in Inglese, ha una colorazione del manto che varia notevolmente con l'areale geografico e tipo di habitat, dal giallo al rosso-marrone, marrone, oliva a quasi nero.
A differenza della maggior parte delle antilopi, i tragelafi striati conducono vita solitaria eccetto che nella stagione degli amori e della riproduzione, quando il maschio si unisce al gruppo di una o più femmine e dei rispettivi piccoli.
Ma anche allora è raro poterli vedere, poiché, di solito, escono dai loro nascondigli al calar del sole o al mattino presto per riscaldarsi ai suoi raggi. Hanno udito e vista molto ben sviluppati e, specie nelle zone dove sono spesso disturbati, è pressoché impossibile scorgerli se non dopo cauti e prolungati appostamenti. Sono infatti estremamente abili nell'aprirsi un cammino nel folto del sottobosco o a servirsi di bassi passaggi presenti nella fitta vegetazione della giungla.
D'altronde, sono capaci di notevoli salti e non temono affatto di gettarsi in acqua per sfuggire agli inseguitori.
Non si allontanano mai troppo da un luogo ove sia presente l'acqua, perché hanno bisogno di abbeverarsi almeno una volta al giorno.

I tragelafi striati brucano le foglie, le cime dei ramoscelli e si nutrono anche di frutta selvatica, nonché di olive e baccelli di acacia. Occasionalmente brucano anche l'erba.

I piccoli vengono partoriti in qualsiasi periodo dell'anno dopo una gestazione di otto mesi, anche se la punta massima la si ha da metà ottobre a metà novembre.

Il tragelafo striato abbaia come un cane quando è minacciato o scorge un pericolo. I suoi nemici principali sono i leopardi ed i cani selvatici, ma non tanto i leoni, i quali preferiscono, infatti, cacciare su terreno aperto. Anche i coccodrilli costituiscono per i tragelafi una seria minaccia, poiché non si accontentano di trascinarli verso il fondo quando stanno abbeverandosi, ma si spingono altresì ad azzannarli mentre brucano. Va sottolineato, però, che il tragelafo non è una preda facile, perché sa difendersi con coraggio e risolutezza e riesce spesso ad uccidere i suoi aggressori, quali leopardi e cani selvatici, trafiggendoli con le corna.
Anche se considerevolmente più piccoli di statura degli altri membri del genere Tragelaphus, i tragelafi striati si sono guadagnati la reputazione di essere effettivamente pericolosi, specie se feriti. La loro abilità nello spostarsi rapidamente nel fitto della vegetazione li avvantaggia di molto sui cacciatori, i quali devono aprirsi faticosamente la strada nella vegetazione, cosicché capita spesso che le parti si invertano e che il cacciatore si trovi ad essere cacciato da un animale per nulla rinunciatario.
Si ricorre spesso all'uso dei cani per stanare i tragelafi, i quali sono però molto restii ad uscire dai loro nascondigli.
I maschi, in particolar modo, evitano di esporsi allo scoperto e preferiscono farsi mettere in sacco lasciando in tal modo il tempo alle femmine ed ai piccoli di porsi in salvo.
È infatti una caratteristica dei bovidi maschi di interporsi fra il nemico e le femmine ed i piccoli per poterli salvare.
Ciò non significa però che i tragelafi maschi accettino passivamente il loro destino. Al contrario: affrontano l'avversario e, valendosi delle loro aguzze corna, riescono spesso ad uccidere i cani.
Da notare che, a volte, specie se feriti, riescono a mettere in fuga o uccidere anche gli uomini. Pure le femmine, però, sono battagliere.

Non va dimenticato che nei sottoboschi lungo la costa somala e keniota è presente un'altra sottospecie: il Tragelaphus scriptus fasciatus, Eastern Coastal Bushbuck in Inglese.


Sitatunga

Sitatunga o Tragelafo di Speke (Tragelaphus spekii)
Sitatunga o Tragelafo di Speke (Tragelaphus spekii)

 

Il Sitatunga o Tragelafo di Speke (Tragelaphus spekii), in Swahili "Nzohe", in Inglese Sitatunga o Marshbuck, è un'antilope che abita le zone paludose dell'Africa centrale (in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, nello Zambia, in Botswana, in Camerun, in Ghana, in Tanzania, in Uganda e in Kenya dove lo si può vedere solo nel parco di Saiwa Swamp .
Abbastanza simile nell'aspetto all'antilope dei boschi, è tuttavia un po' più grande e ricoperto di peli più lunghi.
Il sitatunga è alto circa un metro e mezzo al garrese. Il mantello, impermeabile, è di colore bruno scuro nei maschi e rossiccio nelle femmine. In entrambi i sessi sono presenti strisce bianche sul mantello, con delle macchie bianche sul muso. I maschi presentano una criniera e delle corna affusolate che possono quasi raggiungere il metro di lunghezza.
Gli zoccoli, lunghi 10 cm e sottili, permettono al sitatunga di muoversi con facilità tra i papiri negli ambienti di palude. I sitatunga sono ottimi nuotatori tant'è che, per sfuggire ai predatori, sono soliti rifugiarsi in acqua, dove rimangono immersi lasciando affiorare in superficie solo le narici. Si tratta di animali solitari e crepuscolari (sebbene siano talvolta attivi anche di giorno).

Il sitatunga è sessualmente dimorfico, con i maschi considerevolmente più grandi delle femmine. La lunghezza della testa e del corpo è in genere tra 136-177 cm (54-70 in) nei maschi e 104-146 cm (41-57 in) nelle femmine. I maschi raggiungono circa 81-116 cm (32-46 in) alla spalla, mentre le femmine raggiungono 72-90 cm (28-35 in). I maschi pesano in genere 76-119 kg (168-262 lb), mentre le femmine pesano 24-57 kg (53-126 lb). La coda è lunga 14-37 cm (5,5-14,6 in). Le orecchie a forma di disco sono lunghe 11-17 cm (4.3-6.7 in).
Il colore del mantello varia geograficamente, ma in generale è un rosso rovente nei giovani e castagna nelle femmine. Ci sono segni bianchi sul viso, oltre a diverse strisce e punti dappertutto, sebbene siano solo debolmente visibili. Macchie bianche possono essere viste sulla gola, vicino alla testa e sul petto. Il mantello dei maschi si scurisce con l'età, diventando dal marrone scuro al grigio. I maschi sviluppano una criniera ruvida di solito di colore marrone, e una striscia dorsale bianca. C'è un chevron tra gli occhi dei maschi.

Il sitatunga è quasi indistinguibile dal nyala.
L'udito è molto sviluppato e le orecchie sono così strutturate in modo che l'animale può determinare con precisione la direzione da cui ha origine un suono. Questo adattamento è di uso comune in habitat dove la vista in lontananza è inibita a causa della densità e dell'oscurità dell'ambiente.

I sitatunga sono selettivi in ciò che mangiano e si nutrono principalmente di nuove foglie, erbe fresche e piante acquatiche. Le femmine sono sessualmente mature all'età di un anno, mentre i maschi impiegano un anno e mezzo per maturare. La riproduzione avviene durante tutto l'anno, ma i picchi nella stagione secca. La gestazione dura per quasi otto mesi, dopodiché in genere nasce un solo vitello. La durata della vita è in media da 22 a 23 anni.


Bongo

Bongo orientale o di montagna (Tragelaphus eurycerus isaaci)
Bongo orientale o di montagna (Tragelaphus eurycerus isaaci)

 

Il Bongo (Tragelaphus eurycerus), stesso nome in Swahili e in Inglese, è un ungulato erbivoro, per lo più notturno. È tra le più grandi specie di antilopi forestali africane.
I bonghi sono caratterizzati da un sorprendente mantello bruno-rossastro, macchie bianche e nere, strisce bianche gialle e lunghe corna a spirale leggermente allungata. In effetti i bonghi sono gli unici tragelafini in cui entrambi i sessi hanno le corna. Hanno una complessa interazione sociale e si trovano in densi areali forestali africani.

Il bongo occidentale o di pianura, Tragelaphus eurycerus eurycerus, si trova di fronte a un declino demografico in corso, e il gruppo specialista dell'antilope IUCN ritiene che sia quasi minacciato sulla scala dello stato di conservazione .
Il bongo orientale o di montagna, Tragelaphus eurycerus isaaci, del Kenya, ha un mantello ancora più vivace di quello di pianura. Il bongo di montagna si trova in natura solo in una remota regione del Kenya centrale. Questo bongo è classificato dal gruppo specialista dell'antilope IUCN come in pericolo critico, con più esemplari in cattività che in natura.
Nel 2000, l'Associazione degli zoo e degli acquari negli Stati Uniti (AZA) ha inserito il bongo tra i partecipanti al Piano di sopravvivenza delle specie e nel 2006 ha aggiunto il Progetto Bongo Restoration to Mount Kenya alla sua lista delle migliori dieci storie di successi per la conservazione della fauna selvatica dell'anno. Tuttavia, nel 2013, sembra che questi successi siano stati negati con le segnalazioni di forse solo 100 bonghi di montagna lasciati in libertà a causa del disboscamento.

Il nome scientifico del bongo è Tragelaphus eurycerus e appartiene al genere Tragelaphus e alla famiglia Bovidae. Fu descritto per la prima volta dal naturalista irlandese William Ogilby nel 1837. Il nome generico Tragelaphus è composto da due parole greche: tragos, che significa capra maschio; e elaphos, che significa cervo. Il nome specifico eurycerus proveniva dalla fusione di eurus (ampio, diffuso) e keras (il corno di un animale). Il nome comune "bongo" proviene probabilmente dalla lingua Kele del Gabon. Il primo uso conosciuto del nome "bongo" risale al 1861.
I bonghi sono ulteriormente classificati in due sottospecie: T. e. eurycerus, di pianura o bongo occidentale, e il molto più raro T. e. isaaci, di montagna o bongo orientale, limitato solo alle montagne del Kenya. Il bongo orientale è più grande e più pesante del bongo occidentale. Altre due sottospecie sono descritte dall'Africa occidentale e centrale, ma è richiesto un chiarimento tassonomico. Possono vivere fino a 19 anni.

I bonghi si trovano nella giungla tropicale con un fitto sottobosco fino a un'altitudine di 4.000 metri (13.000 piedi) nell'Africa centrale, con popolazioni isolate in Kenya e nei seguenti paesi dell'Africa occidentale: il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica del Congo, la Repubblica Democratica del Congo, Costa d'Avorio, Guinea Equatoriale, Gabon, Ghana, Guinea, Liberia, Sierra Leone, Sud Sudan.
Storicamente, i bonghi si trovano in tre parti disgiunte dell'Africa: est, centro e ovest. Oggi, le dimensioni di tutte e tre le popolazioni si sono ridotte a causa della perdita di habitat per l'agricoltura e il taglio incontrollato del legname, oltre alla caccia alla carne.
I bonghi prediligono i mosaici forestali che forniscono una vegetazione verde fresca e di basso livello. Tali habitat possono essere favoriti da pesanti esplorazioni da parte di elefanti, incendi, inondazioni, abbattimenti di alberi (naturali o da disboscamento) e incenerimento.

Bongo occidentale o di pianura (Tragelaphus eurycerus eurycerus)
Bongo occidentale o di pianura (Tragelaphus eurycerus eurycerus)

 

I bonghi sono una delle più grandi specie di antilopi forestali. Oltre al profondo colore castano del loro mantello, hanno strisce bianche luminose sui loro lati per aumentare il camuffamento.
Gli adulti di entrambi i sessi hanno dimensioni simili. L'altezza degli adulti è di circa 1,1 - 1,3 m (3,6 a 4,3 piedi) alla spalla e la lunghezza è 2,15-3,15 m (da 7,1 a 10,3 piedi), compresa una coda di 45-65 cm (18-26 in). Le femmine pesano circa 150-235 kg (331-518 libbre), mentre i maschi pesano circa 220-405 kg (485-893 libbre). Per le loro grandi dimensioni si collocano come la terza più grande tribù dei Bovidae Strepsicerotini (antilopi con corna a spirale), dietro sia all'eland comune che al maggiore di circa 300 kg (660 libbre), e al di sopra del kudu maggiore di circa 40 kg (88 libbre).
Entrambi i sessi hanno pesanti corna a spirale; quelle del maschio sono più lunghe e più massicce. Tutti i bonghi in cattività provengono dalle isolate montagne Aberdare del Kenya centrale.

Il bongo sfoggia un luminoso mantello ramato o castano, con il collo, il petto e le gambe generalmente più scuri rispetto al resto del corpo. I mantelli dei bonghi maschi diventano più scuri mentre invecchiano fino a raggiungere un colore mogano scuro. I mantelli delle femmine sono solitamente più colorati di quelli dei maschi. Il bongo orientale è di colore più scuro rispetto all'occidentale e questo è particolarmente pronunciato nei maschi più anziani che tendono ad essere castani, specialmente sul lato anteriore del loro corpo.
La pigmentazione del pelo si attenua abbastanza facilmente; aneddoti riportano persino che la pioggia che cola da un bongo potrebbe essere colorata di rosso. Il mantello liscio è contrassegnato con 10-15 strisce verticali bianco-gialle, diffuse lungo la schiena dalla base del collo alla groppa. Il numero di strisce su ciascun lato è raramente uguale. Ha anche una cresta corta, ispida e bruna di capelli dorsali che vanno dalla spalla alla groppa; le strisce bianche corrono su questa cresta.
Tra gli occhi appare un chevron bianco e due grandi macchie bianche che impreziosiscono ciascuna guancia. Un altro chevron bianco si trova dove il collo incontra il petto. Le orecchie grandi servono ad affinare l'udito e la colorazione distintiva può aiutare i bonghi a identificarsi a vicenda nei loro habitat in seno alle foreste oscure. I bonghi non hanno ghiandole della secrezione particolari, quindi si affidano meno al profumo per trovare l'un l'altro rispetto ad altre antilopi simili. Le labbra di un bongo sono bianche, sormontate da un muso nero.

I bonghi hanno due corna pesanti e leggermente a spirale che si inclinano sulle loro schiene, e come molte altre specie di antilopi, sia i bonghi maschi che le femmine hanno corna. I bonghi sono gli unici tragelafini a possedere tale caratteristica. Le corna dei bonghi hanno la forma di una lira e hanno una somiglianza con quelle delle specie antilopi di nyala, sitatunga, bushbuck, kudu ed eland .
A differenza dei cervi, che ramificano il loro palco di corna annualmente, i bonghi e altre antilopi hanno corna appuntite che mantengono per tutta la vita. I maschi hanno enormi corna retroattive, mentre le femmine hanno corna più piccole, più sottili e più parallele. Le dimensioni delle corna variano tra 75 e 99 cm (29,5 e 39 in). Le corna si torcono una volta.
Come tutte le altre corna di antilopi, il nucleo del corno di un bongo è cavo e lo strato esterno del corno è fatto di cheratina, lo stesso materiale che compone le unghie umane, le unghie dei piedi e i capelli. Il bongo corre con grazia e a tutta velocità attraverso anche i grovigli più fitti di liane, posando le sue pesanti corna a spirale sul dorso in modo che non possano ostacolare il suo volo. I bonghi sono cacciati dagli umani anche per le loro corna.

Famiglia di Bonghi orientali o montani (Tragelaphus eurycerus isaaci)
Famiglia di Bonghi orientali o montani (Tragelaphus eurycerus isaaci)

 

Come altri ungulati forestali, i bonghi si vedono raramente in grandi gruppi. I maschi, chiamati tori, tendono ad essere solitari, mentre le femmine con i giovani vivono in gruppi da sei a otto. I bonghi si sono visti raramente in branchi di più di 20. La gestazione è di circa 285 giorni (9,5 mesi), con un giovane per nascita e lo svezzamento avviene a sei mesi. La maturità sessuale è raggiunta a 24-27 mesi. L'habitat preferito di questa specie è così fitto che pochi europei o americani hanno osservato questa specie fino agli anni '60. Quando i giovani maschi maturano e lasciano i gruppi materni, rimangono spesso solitari e raramente si uniscono a un maschio più anziano. I maschi adulti di dimensioni / età simili tendono a evitarsi l'un l'altro. Occasionalmente, si incontrano e si allenano con le corna in modo ritualizzato ed è raro che si svolgano serie lotte. Tuttavia, tali combattimenti sono solitamente scoraggiati da situazioni in cui i maschi si gonfiano il collo, roteano gli occhi e tengono le corna in posizione verticale mentre camminano lentamente avanti e indietro davanti all'altro maschio. Cercano le femmine solo durante il periodo dell'accoppiamento. Quando sono con una mandria di femmine, i maschi non le costringono o cercano di limitare i loro movimenti come fanno altre antilopi.
Anche se per lo più notturni, sono occasionalmente attivi durante il giorno. Tuttavia, come i cervi, i bonghi possono mostrare un comportamento crepuscolare. I bonghi sono in entrambi i sessi timidi e apprensivi; dopo uno spavento, un bongo si allontana a velocità considerevole, anche attraverso una fitta boscaglia. Una volta che trovano la copertura, restano vigili e osservano da lontano il pericolo, sbirciando ogni tanto per controllare la situazione.

Quando è in difficoltà, il bongo emette un forte gemito. Usa un numero limitato di vocalizzazioni, principalmente grugniti e sbuffi; le femmine utilizzano un debole richiamo muggente per i loro piccoli. Le femmine preferiscono partorire in zone limitate a determinate aree, dove i vitelli appena nati rimangono nascosti per una settimana o più, ricevendo brevi visite dalla madre per essere allattati.
I vitelli crescono rapidamente e possono presto, in compagnia delle loro madri, unirsi al vivaio della mandria. Le loro corna crescono rapidamente e cominciano a mostrarsi dopo circa tre mesi e mezzo. Sono svezzati dopo sei mesi e raggiungono la maturità sessuale a circa venti mesi.

Come molti ungulati forestali, i bonghi sono erbivori e si nutrono di foglie, cespugli, corteccia e midollo di alberi in decomposizione, radici, cereali e frutti.
I bonghi richiedono sale nella loro dieta, e sono noti per visitare regolarmente le aree di sale naturale. L'esame delle feci di bongo ha rivelato che si cibano di carbone vegetale di alberi bruciati da un fulmine. Si ritiene che questo comportamento sia un mezzo per ottenere sali e minerali nelle loro diete. Questo comportamento è stato segnalato anche nell'okapi. Un'altra somiglianza con gli okapi, sebbene il bongo non sia correlato, è che il bongo ha una lunga lingua prensile che usa per afferrare erbe e foglie.
Habitat adatti per i bonghi devono avere acqua permanente disponibile. Come grande animale, il bongo richiede una grande quantità di cibo ed è limitato alle aree con abbondante crescita annuale di erbe e arbusti bassi.

Sono disponibili poche stime della densità di popolazione. Assumendo densità di popolazione medie di 0,25 animali per km² in regioni dove è noto essere comune o abbondante, e 0,02 per km² altrove, e con un'area totale di occupazione di 327.000 km², si suggerisce una stima totale della popolazione di circa 28.000 abitanti. Solo circa il 60% si trova nelle aree protette, il che suggerisce che il numero effettivo delle sottospecie di pianura potrebbe essere solo nelle poche decine di migliaia. In Kenya, il loro numero è diminuito significativamente e sul monte Kenya, sono stati decimati nell'ultimo decennio a causa della caccia illegale con i cani. Anche se mancano informazioni sul loro status in natura, i bonghi di pianura non sono attualmente considerati in pericolo.
I bonghi sono soggetti a malattie come la peste bovina, che ha quasi sterminato la specie durante gli anni '90. Il Tragelaphus eurycerus può soffrire di gozzo tiroideo. Nel corso della malattia, le ghiandole della tiroide si ingrandiscono notevolmente (fino a 10 x 20 cm) e possono diventare policistiche. La patogenesi del gozzo nel bongo può riflettere una miscela di predisposizione genetica associata a fattori ambientali, incluso un periodo di esposizione ai goitrogeni.

I leopardi e le iene maculate sono i principali predatori naturali (raramente si incontrano i leoni a causa delle diverse preferenze dell'habitat); pitoni a volte mangiano vitelli di bongo. Gli umani li cacciano per le loro pellicce, corna e carne, essendo la specie una fonte locale comune di "carne di boscaglia". Le popolazioni di bongo sono state notevolmente ridotte dalla caccia, dal bracconaggio e dalla cattura di animali, sebbene esistano alcuni rifugi di bongo.
Anche se i bonghi sono abbastanza facili da catturare usando le trappole, molte persone native nell'habitat dei bonghi credevano che se mangiassero o toccassero il bongo, avrebbero avuto spasmi simili alle crisi epilettiche. A causa di questa superstizione, i bonghi furono meno danneggiati del previsto nelle loro aree native. Tuttavia, si dice che questi tabù non esistano più, il che potrebbe spiegare un aumento della caccia da parte degli umani negli ultimi tempi.

 Un "sacco di merda"  uccide un Bongo in Camerun con l'aiuto dei vomitevoli Pigmei locali e i loro segugi.
Un "sacco di merda" uccide un Bongo in Camerun con l'aiuto dei vomitevoli Pigmei locali e i loro segugi.


Negli ultimi decenni, un rapido declino del numero di bongo selvatici di montagna si è verificato a causa del bracconaggio e della pressione umana sul loro habitat, con estinzioni locali segnalate nelle colline di Cherangani e Chepalungu, in Kenya.
Il Bongo Surveillance Program, che lavora a fianco del Kenya Wildlife Service, ha registrato la presenza di bonghi nelle foreste sui monti Aberdare usando trappole fotografiche e, analizzando il DNA estratto da sterco, ha confermato la presenza di bongo nel Monte Kenya e nelle foreste Mau e Eburu. Il programma stima solo 140 animali lasciati in libertà, distribuiti su quattro popolazioni isolate. Mentre i programmi di riproduzione in cattività possono essere considerati efficaci per garantire la sopravvivenza di questa specie in Europa e in Nord America, la situazione in natura è stata meno promettente. Si ritiene infatti che queste popolazioni siano piccole, frammentate e vulnerabili all'estinzione.
Le popolazioni animali con una diversità genetica impoverita sono intrinsecamente meno capaci di adattarsi ai cambiamenti nei loro ambienti (come i cambiamenti climatici, le epidemie, i cambiamenti degli habitat, ecc.). L'isolamento delle quattro rimanenti piccole popolazioni di bongo, che a loro volta sembrerebbero essere in declino, significa che una notevole quantità di materiale genetico viene persa ogni generazione. Mentre la popolazione rimane piccola, l'impatto dei trasferimenti sarà maggiore, quindi l'istituzione di un "piano di gestione della metapopolazione" si verifica in concomitanza con iniziative di conservazione per migliorare la crescita della popolazione in loco, e questa iniziativa è sia urgente che fondamentale per la futura sopravvivenza del bongo di montagna in natura.
Il bongo occidentale o di pianura affronta un continuo declino della popolazione mentre la distruzione dell'habitat e le pressioni venatorie aumentano con l'espansione inarrestabile degli insediamenti umani. La sua sopravvivenza a lungo termine sarà garantita solo in aree che ricevono protezione e gestione attive. Al momento, tali aree comprendono circa 30.000 km², e diverse sono in paesi in cui la stabilità politica è fragile. Quindi, esiste una possibilità realistica in base alla quale il suo status potrebbe ridursi a specie minacciata nel prossimo futuro.
Essendo l'antilope delle foreste più grande e spettacolare, il bongo occidentale e di pianura è al tempo stesso una delle principali specie di punta per le aree protette come i parchi nazionali e una delle principali specie di trofei che sono state catturate in numero crescente in Africa centrale dalla caccia sportiva negli anni '90. Entrambi questi fattori, viene a volte detto a discapito della realtà poiché "in assoluta contraddizione con la cultura di conservazione della fauna", sono forti incentivi per fornire protezione e gestione efficace delle popolazioni.
La caccia al trofeo, si dice, ha il potenziale per fornire giustificazioni economiche per la conservazione di aree più vaste di habitat dei bongo rispetto ai parchi nazionali, specialmente nelle regioni remote dell'Africa centrale, dove le possibilità di un turismo commerciale di successo sono molto limitate.
La sopravvivenza del bongo orientale o montano in natura dipende da una protezione più efficace delle popolazioni rimanenti sopravvissute in Kenya. Se ciò non si verifica, alla fine si estinguerà in natura. L'esistenza di una popolazione in cattività sana di questa sottospecie offre il potenziale per la sua reintroduzione.

In verità la caccia al trofeo non ha mai dato introiti per la conservazione della specie causa la corruzione endemica, imperante e dilagante da sempre nei governi e nelle istituzioni degli stati sub sahariani. Quanto agli "scarsi tiratori", oltre che "veri e propri eunuchi", rivendicando insieme ai "macellai negri" il ruolo di cacciatori, rivelano invero la loro quintessenza di "bestie umane" impegnate solo così a raggiungere l'orgasmo dando sfogo a tutta la loro disumana crudeltà nella caccia al trofeo conquistato non con le loro forze o abilità, ma stando vigliaccamente dietro un riparo e sparando con un fucile. È patetico!

Nel 2004, il dott. Jake Veasey, capo del dipartimento di gestione e conservazione degli animali presso il Woburn Safari Park, con l'assistenza di Lindsay Banks, ha assunto la responsabilità della gestione e coordinamento del programma europeo per le specie minacciate di estinzione per il bongo orientale. Ciò include circa 250 animali in tutta Europa e nel Medio Oriente.
Insieme alla giraffa Rothschild, il bongo orientale è probabilmente uno dei grandi mammiferi più minacciati in Africa, con stime recenti che contano meno di 140 animali, al di sotto di una popolazione minima sostenibile e vitale. La situazione è aggravata dal fatto che questi animali sono distribuiti su quattro popolazioni isolate. Mentre il programma di specie in via di estinzione del bongo può essere considerato un successo nel garantire la sopravvivenza di questa specie in Europa, non è ancora stato attivamente coinvolto nella conservazione di questa specie allo stato selvatico in modo coordinato. Il piano è di impegnarsi in attività di conservazione in Kenya per aiutare a invertire il declino delle popolazioni di bongo orientali e della diversità genetica in Africa, e in particolare, applicando le competenze di gestione della popolazione per contribuire a garantire la persistenza della diversità genetica nelle popolazioni selvatiche che vivono liberamente.
Per illustrare il significato della perdita di diversità genetica, supponiamo che la dimensione media della metapopolazione sia di 35 animali sulla base di 140 animali distribuiti su quattro popolazioni (140/4 = 35). Assumendo popolazioni stabili, queste popolazioni perderanno l'8% della loro diversità genetica ogni decennio. Gestendo tutte e quattro le popolazioni come una, attraverso trasferimenti strategici, la perdita di geni viene ridotta dall'8% al 2% per decennio, senza alcun aumento dei numeri di bongo in Kenya. Gestendo le popolazioni europee e africane come un tutt'uno, con esportazioni strategiche dall'Europa combinate con trasferimenti in situ, la perdita di geni viene ridotta allo 0,72% ogni 100 anni, con entrambe le popolazioni che rimangono stabili. Se le popolazioni in Kenya sono autorizzate a crescere attraverso l'implementazione di una conservazione efficace, compresi i trasferimenti strategici, la perdita di geni può essere efficacemente bloccata in questa specie e il suo futuro è assicurato in natura.
Gli obiettivi iniziali del progetto sono:

  1. Attraverso l'analisi del DNA fecale, stimare la diversità genetica dei bonghi selvatici rimasti e calcolare la correlazione delle popolazioni selvatiche isolate.
  2. Stimare in modo più accurato la popolazione totale di bonghi selvatici attraverso l'analisi del DNA fecale, l'intrappolamento della telecamera e il rilevamento transetto (utilizzato per ottenere un quadro sotto il profilo qualitativo e quantitativo delle specie presenti in un determinato territorio).
  3. Attraverso il campionamento diretto, stimare la diversità genetica della popolazione di bongo in cattività e calcolare la sua parentela con le popolazioni selvatiche isolate rimanenti.
  4. Raccolta di campioni di DNA dai bonghi occidentali per calcolare la parentela delle due sottospecie.
  5. Rangers per raccogliere i dati di cui sopra in Kenya, aumentare il livello di protezione offerto e il livello di comprensione dei bisogni ecologici dei bonghi orientali.
  6. Per realizzare tale piano di gestione della metapopolazione, il lavoro con le comunità locali è essenziale per invertire il declino e consentire l'attuazione di una strategia di trasferimento. Una parte sostanziale della diversità genetica selvatica probabilmente sarà già stata persa.

Se una protezione efficace fosse attuata immediatamente e le popolazioni di bongo potessero espandersi senza trasferimenti, ciò creerebbe una popolazione più grande di bonghi geneticamente impoveriti. Questi animali sarebbero meno capaci di adattarsi a un ambiente dinamico. Mentre la popolazione rimane piccola, l'impatto dei trasferimenti sarà maggiore. Per questo motivo, il "piano di gestione della metapopolazione" deve avvenire in concomitanza con le strategie di conservazione per migliorare la crescita della popolazione in situ. Questa iniziativa è sia urgente che fondamentale per la futura sopravvivenza del bongo di montagna in natura.
Nel 2013, le telecomunicazioni di Safaricom hanno donato denaro al Bongo Surveillance Program per cercare di tenere d'occhio gli ultimi 100 bonghi orientali rimasti in libertà nelle foreste Mau Eburu nel Kenya centrale, i cui numeri sono ancora in calo a causa del disboscamento del loro habitat e del bracconaggio illegale.
Mount Kenya Wildlife Conservancy gestisce un programma di riabilitazione bongo in collaborazione con il Kenya Wildlife Service e mira a prevenire l'estinzione del bongo attraverso l'allevamento e il rilascio in natura.


Nel 2002 l'IUCN elencò le specie occidentale / pianura come quasi minacciate. Questi bonghi potrebbero essere in pericolo a causa dell'interazione con la razza umana, così come la caccia e le azioni illegali verso la fauna selvatica. La CITES elenca i bonghi come specie di appendice III, regolando solo la loro esportazione da un solo paese, il Ghana, che non è protetto dalla US Endangered Species Act e non è elencato dalla USFWS.
Il gruppo di specialisti dell'antilope IUCN considera il bongo occidentale o di pianura, T. e. eurycerus, per essere a basso rischio (quasi minacciato), e il bongo orientale o di montagna, T. e. isaaci, del Kenya, in pericolo di estinzione. Sono stati utilizzati altri nomi specifici, ma la loro validità non è stata testata.